29 août 2010
The long road to keigo...
20 février 2010
Visita all'ESIT (Ecole Supérieure Interprètes et Traducteurs).
Una settimana fa tornavo da Parigi.
29 janvier 2010
ヒナギく Margherita
28 janvier 2010
Il ruolo della donna nella televisione italiana e giapponese.
20 décembre 2009
Quando (anche) l'imitazione fallisce
A Tokyo andavo ogni tanto con i miei amici in un irish pub che si chiamava Hub...è una catena, e ce n'era uno anche a Takadanobaba, dove abitavo.
Regolarmente, all'entrata, un cameriere chiedeva 三名様ですか san mei sama desu ka? cioè "siete in 3"?
Allora rispondevamo di volta in volta "si, siamo in xxx". Mi ricordo di aver risposto spesso io, avendo cura di togliere il "sama" che è un onorifico, e che quindi non si puo' applicare a se stessi. E dicevo はい、三名です hai, san mei desu "si, siamo in 3".
ERRORE.
L'ho capito solo tardissimo, credo l'ultima volta che ci sono stata tipo, 2 sere prima di tornare in Italia. Anche "mei" è onorifico, come contatore per le persone. La risposta giusta era はい、三人です hai, san nin desu "si, siamo in 3"...col contatore "normale", quindi umile, per le persone.
Cioè quello che non avevo imparato studiando sui libri mi ha indotto in errore perchè per quanto il meccanismo di rispondere ripetendo la frase tale e quale togliendo solo l'onorifico e volgendola in una affermazione fosse giusto, mancava l'intuizione di pensare che forse anche il contatore poteva essere in forma onorifica...
Mi viene da sorridere. Ho sbagliato per tutto quel tempo, in buona fede, e mai sul cameriere l'ombra di un sorriso o di una smorfia.
(E poi penso ai bambini giapponesi che imparano la lingua per imitazione...e mi ricordo che l'onorifico difatti non lo imparano da piccoli - mi dicevano- ma tra la fine del liceo e l'entrata all'università, cioè all'alba dell' "entrata nella società", un passo marcato dalla necessità di sapervicisi comportare).
16 décembre 2009
Il buongiorno si vede dal mattino...o no?!
Io cosi pensavo ma evidentemente mi sbagliavo!
L'anno scorso mi era sembrato di capire che おはようございます ohayou gozaimasu "buona mattina" si potesse o quasi dovesse usare anche al posto di buon pomeriggio/buongiorno/buona sera anche se era sera se ci si imbatteva per la prima volta in quel giorno con una persona "a noi superiore" in età, posizione etc etc. Questo mi sembrava di aver capito. Anche perchè insomma, se vedi un film con due che si salutano dicendo "buona mattina" a notte fonda, ti rimane impresso e lo chiedi al tuo prof. di giapponese di turno, no?
E mi era anche sembrato di capire che si facesse cosi perchè solo nel saluto "buona mattina" c'è l'onorifico.
Convinta di cio', l'altro giorno vado a ricevimento e saluto la mia prof. giapponese di giapponese con ohayou gozaimasu nonostante fossero le 2 di pomeriggio, pensando cosi di dimostrare peraltro il rispetto dovuto ad una figura come la sua.
Mica mi ha presa in giro?!
"Beh è un po' tardi per ohayou gozaimasu, ormai sono le 2, こんにちは でしょう?!"
Inutile precisarlo, non sono stata a questionare, nè a chiedere il perchè, anche perchè ero parecchio stupita.
-Che i giapponesi che vivono in Italia da tempo si siano italianizzati al punto di scegliere i saluti nella propria lingua secondo il criterio italiano dell'ora del giorno?
-Che abbia capito male io e frainteso tutto? E che quindi i giapponesi là, per non mettermi in imbarazzo, non mi abbiano corretta per ben 10 mesi sull'uso di ohayou gozaimasu a tutte le ore del giorno?
-Che lei pensasse che non potevo essere abbastanza avanti nello studio della lingua da poter possibilmente mettere in pratica sottigliezze tali? (Sottigliezze, si intende, sono tali per gli occidentali, mentre sono fondamentali e imprescindibili per i giapponesi).
Eppure sono cosi sicura di aver sentito spesso ohayou gozaimasu anche quando non era mattina ed essermi cosi stupita...
31 octobre 2009
Conferenza con Taguchi Randy
cioè l'autografo.
E il fatto di aver tutto sommato trovato quel che cercavo: sapere se potevo minimamente pensare di affontare la carriera di interprete, o se era meglio smettere di sognare ad occhi aperti e costruirmi castelli per aria.
La conferenza è iniziata con saluti e soliti convenevoli, in italiano, si vede che l'interprete della Taguchi intanto le interpretava tutto in simultanea, sottovoce (ma il mormorio è comunque stato captato un po' dai microfoni). Poi pero' a prendere la parola per tutto il tempo è stata la Taguchi, e non vi dico come mi sono sentita quando mi sono accorta che a parte alcune parole che mi sfuggivano capivo benissimo il discorso e avrei detto le stesse cose dell'interprete (senonchè in modo meno preciso e calmo). Tra l'altro lo devo contattare, quell'uomo spruzzava professionalità da tutti i pori e non ha vacillato un istante, nonostanze la durata della conferenza, 1ora e mezza abbondante. La prima parte è stata tutta sul Feng Shui, che sembra rivestire una grande importanza agli occhi della Taguchi. Ce ne ha spiegato il funzionamento e le implicazioni, discorso che io sentivo per la prima volta e che è stato rivelatore. Rivelatore perchè come chi di voi ha letto Mosaico sa, ad un certo punto Masaya si rifugia nel fiume sotterrano di Shibuya. La spiegazione delle implicazioni di questo ed altro ci viene data appunto dal Feng Shui. E il punto è che il lettore occidentale che non ha questo background si perde forse tante cose.
Rivelatore anche è stato il fatto che nonostante il traduttore della Taguchi, Gianluca Coci, le abbia chiaramente fatto una domanda in merito alla critica sociale che Mosaico propone del Giappone, ad esempio per quanto riguarda gli hikikomori, lei abbia risposto parlando di tutt altro. Segnale di un abisso culturale, nel modo di pensare e vedere le cose. Perchè noi occidentali dobbiamo tanto focalizzarci sugli hikikomori...? Per fare un paragone brutto malriuscito ma immediato, è come interrogarsi sul problema dei rifiuti di Napoli senza pensare mai alla mafia. Chi se ne intende non ti starà a spiegare dove sono i rifiuti, che fine stanno facendo, di che tipo sono e chi li produce, ma ti parlerà forse di tutt'altro, cioè di mafia etc etc etc.
Le domande poste in tutto sono state 3, nessuna risposta è stata, in apparenza, data: la Taguchi ha avuto un modo di rispondere prettamente giapponese, secondo me. Ossia ci ha fatto l'onore di prenderci per mano e spiegare tutto passo per passo, dalla A alla Z, senza arrivare subito al punto. Alla fine dando l'impressione ad alcuni di non esserci arrivata. Inoltre ho trovato il suo modo di parlare estremamente chiaro, ma non mi riferisco soltanto al contenuto,ma anche al tono della voce, al volume, e all'assenza di colloquialismi e riempitori tipo あの、えと、なんか、なんかこう・・che gli intellettualoidi e gli indecisi usano tanto (come i nostri cioè, cè, come dire, praticamente etc. che pero' in giapponese fanno una pessima impressione).
Passo ad un tentativo di riassunto:
La Taguchi ha voluto introdurci al Feng Shui (フウスイ fuusui*), un modo di pensare antico secondo il quale la distribuzione di correnti di alcuni elementi tali l'acqua ha influenza su un dato luogo. In base a questo si costruiscono case e si dispongono mobili in funzione del Feng Shui. Ad esempio non si dispone un letto con la testiera rivolta a nord perchè orientati a nord dormono i morti, oppure si mette la porta d'entrata a sud-est e i servizi a nord-ovest, mentre non si dovrebbe al secondo piano disporre una camera di letto in corrispondenza di un fornello (o sorgente di "fuoco") al primo piano.
Un altro aspetto è quello che l'acqua è conduttrice di elettricità, e lo scorrere di un fiume è percio' positivo, mentre lo ristagnare no. Collegati con questo elemento sono la posizione della stazione di Shibuya a Shibuya e il fatto che ci sia un fiume sotterraneo.
So che non è chiarissmo, ma non avendo preso appunti del contenuto, non mi ricordo piu' precisamente di cosi'.
Comunque questo discorso sembra essere collegato anche allo sviluppo dei telefonini e quindi delle onde elettromagnetiche: una corrente del genere, anche se minima, ha una cattiva influenza a livello psicologico sul cervello umano, e se crediamo agli insegnamenti del Feng Shui, non propriamente "scientifici" ma antichissimi, tutto sembrerebbe confermarlo.
In risposta a non so piu' quale domanda invece, la Taguchi ha interpretato il crimine commesso nel '97 da un ragazzino adolescente nei confronti di un bambino cosi: il motivo percui il bambino è stato proprio decapitato sembra essere legato al posto in cui il crimine è avvenuto. Infatti a Kobe non solo ci sono grandi terremoti ogni anno, ma anche un alto numero di incidenti abbastanza tragici. Questo dipenderebbe naturalmente da come è fatta li' la terra, facilmente scorrevole (di qui i terremoti). Non mi ricordo come questo fosse collegato alle malattie cosidette mentali, scusate. Il punto interessante che mi è rimasto impresso pero' è quello di spiegare la scelta della decapitazione (singolare per un semplice quattordicenne) seguita anche da esposizione davanti alla scuola come una regressione ad uno stato primitivo dell'uomo. Il ragazzino avrebbe agito cosi', difatti, perchè un tempo i barbari in battaglia decapitavano i loro nemici e costruivano le loro strade con le teste dei loro nemici. Non a caso l'ideogramma di strada道michi è composto anche da capo首kubi. Mentre sto scrivendo mi rendo conto che avrei dovuto prendere appunti...scusatemi ancora.
In risposta all'ultima domanda la Taguchi ha affermato interessarsi molto ai malati mentali e di avere molti amici affetti da tali problemi. Ha pero' sottolineato che la realtà è quella che proviamo...Una sua amica era innamoratissima di Koizumi e sosteneva di parlare al telefono con lui tutti i giorni. Ovviamente questo non era vero, pero' era la sua realtà, la realtà in cui viveva.
*Siccome, controllando poi in rete il significato di Feng Shui ho trovato che letteralmente sarebbe "vento e acqua" suppongo che in ideogrammi venga 風水, ma non sono certa
19 septembre 2009
Altro spunto di riflessione

Barbarismo civilizzato (Nietzsche): La società moderna al massimo della sua evoluzione razionale e tecnologica è sull'orlo della distruzione e di un inevitabile e paradossale regresso ad uno stato primitivo tutto fuorché spontaneo.
A parte i riferimenti al primitivo, la prima parte della frase mi fa tanto pensare a Tokyo, metropoli, e i suoi abitanti, disperati, prigionieri in una realtà tecnologicamente e razionalmente perfetta e avanzata ma alienante.
01 août 2009
Pro e contro
Sul posto in sé non riesco ad andare oltre al banale “all’inizio anche andare al supermercato è un’avventura, perché tutto è diverso, a partire dal paesaggio urbano.” Voglio dire, se sono queste le info che vi servono, compratevi una guida. Io preferisco rimandare ad una bella sessione di esibizione guidata dei miei 30 giga di foto.
Sul resto, invece, si puo’ discutere.
Alla pole position di “mi è piaciuto e sarebbe da importare in italia” senz’altro l’immancabile educazione, cortesia nei modi e rispetto per interlocutore. L’efficienza degli uffici, di tutta l’amministrazione, e la professionalità e cordialità degli addetti. Mai, nella posizione di avente diritto, mi si è mancato di rispetto. Non ho neanche passato piu’ di 15 minuti ad uno sportello anche per fare documenti molto importanti. Del resto il problema in Italia è che l’addetto che hai di fronte non rispetta te e le tue richieste (viste come irragionevoli e arroganti pretese) perché è il primo che, i tuoi diritti, non li conosce (ogni riferimento alle procedure per il permesso di soggiorno è puramente voluto). In Giappone invece si ha sempre a che fare- almeno questa la mia impressione- con gente che sa quello che ti è dovuto e collabora con te, non ti rema contro. Poi per mettere i puntini sulle i mi sento in dovere di puntualizzare che se sei nel torto, invece, “cause toujours tu m’interesses” non sarai ascoltato, non faranno eccezioni, non ti faranno un favore, non avranno nessun lato umano e comprensione per la tua situazione.
Alla pole position del “non mi è piaciuto, difatti per questo sono contenta di essere tornata” l’altro lato della medaglia. Cortesia? Sempre, certamente. Ma distanza. Per le relazioni personali, troppi sforzi non remunerati. Gente che non si apre, che rimane sul superficiale, che sembra non aver bisogno di amici, di confidenze, di rapporti umani insomma. Non sapro’ mai se è perché sono straniera io o se anche tra di loro è così. Mai perché i giapponesi, in questo ambito, del mistero fanno uno sport nazionale. (Non credo che amino essere capiti, perché questo li svelerebbe.)
17 juin 2009
Nuotiamo insieme, amici e amiche pecorelle!
1°. Lezione di conversazione, argomento del giorno: il sistema educativo in Taiwan e Giappone. Ho scoperto grazie a una mia compagna taiwanese che il sistema scolastico è uguale in entrambi i paesi. Si studia -imparando a memoria- come dei matti dalle elementari al liceo incluso per riuscire a passare gli esami di ammissione all'università, ma una volta iniziata l'uni non si fa piu.un.ca.vo.lo. Se non bevute tra amici, uscite tra amici, e, ah, dimenticavo, uscite tra amici. E quindi la nostra coraggiosa taiwanese, angosciata da un futuro che non vede perchè non sta imparando nulla all'uni e ha scelto letteratura solo perchè cosi si addice alle ragazze, è venuta a studiare in Giappone e ha incontrato un sacco di gente di paesi diversi. E si è accorta di un fatto: che gli occidentali in genere hanno una vera passione per quello che è il loro campo di specializzazione, e in merito hanno imparato molto e cercato piu' informazioni possibili, come se fosse un vero e proprio hobby. MA VA.
E cosi si è (ho) scoperto il motivo percui i giovani giapponesi (della mia età) sono noiosi e non hanno niente da dire*: perchè non hanno niente nella testa. Niente che piace loro (se non loro stessi, difatti si vedano tutti i disturbi tipo uomini che pensano solo a come farsi belli, gente che passa la vita a leggere manga ma non ha relazioni sociali), niente di cui si appassionino al punto di andare a imparare spontaneamente qualcosa in merito, niente di cui parlare. Percio' ecco la differenza fondamentale tra l'andare a bere con giapponesi e il bere tra occidentali: che coi giappi si parla solo di cavolate, con gli occidentali invece si parla spesso e volentieri di politica, di problemi piccoli o grandi, di refaire le monde insomma. Questo slancio verso il mondo e le persone circostanti per capirli e enjoy (scusate ma inglese perfetto e intraducibile)manca del tutto. Bleah. Non riesco a spiegarmi.
(*ci sono le eccezioni che confermano la regola. Pero' il trend generale è quello)
2° ieri sera raccontavo la seguente cosa ad un amico francese:
"Io e E. in mensa venerdi pomeriggio. Lei era in vena quel giorno. Studia filosofia, e vorrebbe riuscire a tradurre i pensieri giapponesi in inglese in modo efficace, ossia in modo che anche gli occidentali capiscano. La traduzione di un pensiero infatti è opera ardua e non consiste certo nel tradurre banalmente le parole. Quindi lei si avvicina agli stranieri per capirne il modo di pensare e di conseguenza poter tradurre bene. A quanto dice. Io non metto in questione. C'ho gia' i cazzi miei cui pensare (tra cui la tesi, ahia). Insomma, quel giorno inizia cosi:
"Immagina che ci siano solo l'oceano e il cielo. E tu sei stata buttata li in mezzo. E' una metafora per la tua esistenza, per la vita. Cosa fai?"
Silenzio.
-"ehm.....nuoto?"
"SI!. E verso dove nuoti?"
Altro silenzio. Non sapevo se ridere o prenderla sul serio. Ho optato per una finta della seconda.
"Verso il sole".
"Mh, si. Insomma, nuoti verso dove pensi ci sia un isola " . Non ho detto questo ma ok. Metaforicamente parlando il sole potrebbe essere un'isola, quella cosa che ti salva insomma. Udio che discorso dal sentore biblico.
"Attezione pero',- prosegue, sicura di sè- nella direzione in cui stai nuotando, arriva una sfilza di grosse onde. " Pausa, guardandomi come se mi avesse dichiarato una verità gravissima, tipo è scoppiata la terza guerra mondiale e tu non lo sapevi. "Cosa fai?".
La faccenda inizia a puzzarmi, ma rispondo comunque "Nuoto lo stesso".
E a quel punto lei esclama "SI!! E SAI QUI AL POSTO TUO COSA FANNO I GIAPPONESI?!"
Il mio amico francese che stava ascoltando la storia esclama ironicamente "NON NUOTANO SOLI, MA TUTTI ASSIEME!!!"
(pausa).
(Abbiamo entrambi riso per un quarto d'ora. Questo è per farvi riflettere su come due stranieri che vivono esperienze abbastanza diverse in Giappone, giungano a pensare esattamente la stessa cosa e avere la stessa immagine dei giappi. Che è quella di pecore che vogliono esssere pecore perchè essere come tutti è riconfortante 皆と同じだと、安心).
La risposta di E. pero' ovviamente non era quella.
Era: mollano e annegano. Out of metaphor---> si suicidano.
3° Ho trovato 2 altri argomenti trattabili per la tesi. Quello che vorrei trattare pero'...come faccio? Non è letteratura. E' saggistica su un fenomeno sociale. Ah. Che strazio. Ho appena perso un altra ora e mezza in libreria a cercare un libro, che non ho trovato. Quello era il tema trattabile. Si tutto questo è volutamente un mistero. Pero' avevo bisogno di sfogarmi.
09 juin 2009
Giapponesi, fine di un mito.
Perchè mo' basta, cala il sipario. Vi dico la verità su come mi trovo qui e su cosa penso di questo Paese, e a molti non piacerà. Perdonate; io almeno parlo sapendo di che sto parlando.
Io prima di venire qui non mi ero fatta particolare aspettative nè idee. Le uniche cose che avevo studiato sul Giappone erano la lingua, la letteratura, e un po' di storia. La prima e' la mia passione, la seconda sono consapevole sia un mondo a parte che poco c'entra col vero mondo, la terza è il passato. Quando ho vinto la borsa di studio, mi sono informata solo sull'urbanistica di Tokyo, cosa molto concreta. Venendo qua il mio obiettivo era imparare per bene il giapponese, ed ero cosciente che l'esperienza mi avrebbe probabilmente- come nel caso dell'America- portato ad uno "scontro"/"incontro" culturale.
Ma nonostante quello che (quasi) ogni nipponista mai stato qui penserebbe, dopo 9 mesi qui purtroppo devo dire che io, del Giappone e della vita qui, non sono piu' di tanto entusiasta. Diciamo pure che non mi sono stufata solo perchè so che è a breve termine. Ora, mettendo da parte tutte le cose tipo scoperta di nuovi posti e cibi (quindi, turismo), e scoperta di nuovi modi di pensare attraverso i media (vedi i programmi televisivi, you tube, in giapponese), bisogna che vi (che pensate che il Giappone sia il paradiso in terra, per motivi del resto a me oscuri) rendiate conto che io sono 9 mesi esatti che sono qui, e non ho un amico/a giapponese.
Com'è possibile cio'?
Stavolta la "colpa" non è mia. Ho appurato che il problema sta dalla parte dei giappi. Appurato significa che il 99% degli studenti stranieri che conosco la pensa come me e/o si trova nella stessa situazione.
Per dirla in modo concreto: se non ti fai vivo te, non ti cagano. Sei trattato come un essere a parte. Sei sfruttato e ci si interessa a te solo per la lingua che parli. I giapponesi sono molto piu' utilitaristici di quello che possono sembrare. Loro vedono uno straniero e percepiscono 2 cose soltanto: una chance per fare esercizio di inglese e una marea di sterotipi (ad es.: non parla giappo, non capisce niente del nostro modo di pensare, parla in modo troppo diretto, non ha tatto, non ha modi, non ha idea di cosa sia il linguaggio onorifico e chi piu' ne ha completi la lista grazie). Se sei straniero, non ti illudere: non verrai mai trattato come una persona normale e non si avra' mai un interesse genuino per te. Vogliono tutti sempre qualcosa: o parlare in inglese, o farsi il ragazzo/la ragazza, o farsi spiegare un itinerario turistico del tuo paese perchè stanno per andarci. Per dire: anche io se vedo un/a giapponese in Italia, è altamente probabile che voglia parlarci in giapponese, soprattutto ora che non devo piu' vergognarmi di metterci 3 minuti a costruire due frasi dietro fila. Pero' il mio interesse è genuino. Io mi interesso a quella persona. Io voglio sapere cosa pensa. Mi interessa sapere come pensa, cosa sente, che esperienze di vita interessanti ha potuto avere. I giapponesi no. Se ne fregano. Ti parlano perchè questo a loro serve in qualche modo. L'altro giorno ho conosciuto la prima giapponese che mi è venuta incontro di sua spontanea volontà per "fare amicizia". Ok il modo è strano (chiedere il numero per strada cosi dal nulla non è il massimo della naturalezza, ma apprezzo molto lo sforzo, lo slancio), ma fatto sta che mi ha detto subito "cerco amici stranieri che parlino bene giapponese per poter discutere di varie cose". Bella. Promette bene. Ma ho dovuto ricredermi sin dal primo appuntamento. Appena l'interessata ha capito che restavo qui un solo altro mesetto, mi ha detto, parole testuali "ah ma io cerco stranieri che stiano qui a lungo termine, per poter avere uno scambio lungo, non è che mi potresti presentare dei tuoi amici? tipo qualcuno che viene a settembre?". Utilitarismo, utilitarismo, utilitarismo. Per loro è talmente la norma che manco le è sembrato strano dirmi in faccia quello che riassumendo si puo' dire come "te non mi servi perchè stai troppo poco, quindi ti uso per raggiungere il mio scopo che è quello di conoscere gente che sta qua almeno un anno ok?". E si che i giappi stanno fin troppo attenti a non ferire il prossimo con le parole! Insomma, capite quel che sto dicendo??? E non sono deliri miei, perchè al momento di salutarci non mi ha detto "a settimana prossima!" bensi "mi raccomando i tuoi amici eh!". Ma stiamo scherzando?
E cosi, questo è un Paese dove, pare, è risaputo che gli stranieri non si fanno amici. Sarà che il Giappone è stato chiuso ed isolato per secoli? Non lo so, fatto sta che il risultato è che costruire semplici relazioni umane, una delle cose che viene piu' spontanea all'uomo, qui sia difficilissimo. Qui è stata una continua caccia al tesoro. Mi sono fatta in quattro per conoscere gente, e quei 3 gatti che ho conosciuto, ho voluto tenermeli stretti, pensando che il tempo e la frequenza delle uscite avrebbe poi fatto la differenza. Ma dove? Come gia' scritto piu' su, se non mi faccio viva io, chi li sente manco piu? E ormai non è piu' un problema di lingua...
Tutta sta gentilezza tutta sta etichetta, ma poi dietro niente di sostanziale. O che c'hanno un concetto dell'amicizia radicalmente, ma proprio profondamente diverso dal nostro, o che la colpa è il nostro essere occidentali (e quindi trattati come una categoria a parte). Del resto se non fosse cosi, non vedo perchè ci avrebbero dovuto mettere in un dormitorio di soli studenti stranieri. Chè, non siamo abbastanza belli per andare nei dormitori "normali" con gli altri giapponesi che frequentano la stessa università? Ma in Italia quando mai dividono i studentati in "italiani" e "extra-comunitari"? Ma che dico, manco "extra-comunitari", proprio "non-italiani"!
Percio' risultato, si', bellissima esperienza per carità ci mancherebbe. Pero' una gran delusione, i giapponesi.
Poi va be, io me ne frego: il mio scopo era imparare a parlare giapponese, e di migliorare son migliorata, quindi me ne torno comunque vittoriosa e soddisfatta.
06 juin 2009
Authorité naturelle

Lezione di italiano ai bambini italo-giapponesi, sabato scorso.
"Ok bambini..iniziamo? Tiriamo fuori i compiti....li avete fatti? Ah, Eri, si brava. Anche tu ce li hai, Eimi?..bravi....ok....si i compiti...correggiamoli insieme....venite qua ci sediamo vicini e li correggiamo insieme".
Fabio rimane in fondo alla classe, all'estremità del lungo tavolo a 12 posti. Io e le bambine siamo all'altro capo, e Fabio mi guarda e sorride con un aria biricchina.
"Fabio? Hai fatto i compiti?"
Annuisce, sempre sorridendo con aria tra l'imbarazzato e il biricchino.
"Ok, dai, allora vieni qui che li correggiamo!"
Fa di no con la testa, vigorosamente, ma sembre guardandomi negli occhi e sorridendo, decisamente divertito.
"Fabio.." dico con tono di finto rimprovero. "Dai vieni qua. Sei lontano! Dai che correggiamo i compiti!"
E Fabio esclama: "Non c'è!"
Mmm. Sarà che non ha fatto i compiti e ha paura di venir sgridato.
Allora faccio:"Non hai fatto i compiti?!" sgranando teatralmente gli occhi.
Ma Fabio annuisce. Per essere sicura di capire bene ripeto la domanda. "Si, compiti si", mi risponde, sembre sorridendo con aria diverita.
"Ah ok hai i compiti, e allora vieni qui!"
-"Fabio non c'è!" esclama con soddisfazione e scuotendo la testa.
"Cosa non c'è? i compiti??"
-"no, FABIO NON C'È!!"
e ride guardandomi (mentre si scompisciano anche le bimbe ovviamente!)
Fabio non c'è. Quindi non chiediamogli di venire davanti perchè Fabio non c'è.
Adoro questo bimbo.
03 juin 2009
日本は触る文化がない
Oggi guardando La città incantata, la prof. notava che Haku toccava parecchio Chihiro, in una scena. E via discussioni del tipo "è un atteggiamento protettivo", "si comporta come un fratello", "è una storia d'amore"etc...ovviamente i giapponesi se vengono toccati pensano di piacere alla persona che li ha sfiorati. E nelle riviste per donna alla voce "come fargli capire che ti piace" è inclusa la tattica "toccarlo solo un po'". (Tipo fargli "Nè, tu cosa pensi di.." toccando il braccio).
Ma siccome ci si vuol toccare ma non si puo', cosa ci si inventa? Alle scuole medie e simili, ci si picchia! La donna picchia l'uomo in testa dandogli dell'idiota, che significa MI PIACI! e l'uomo risponde AHIA che significa 嬉しい!SONO CONTENTO!
:D
Questa la spiegazione della prof.
Pare ci sia uno straniero amico di amici suoi che dopo anni in Giappone è tornato in America perchè si sentiva triste a non poter abbracciare nessuno...で、ある在日外国人が日本では触る文化がなくて寂しいという理由で帰国したそうです・・・
分かるなぁ・・・やはり寂しいですよ。
26 mai 2009
E io sono piu' sophisticated di te, sfigato!
L'altro giorno sono andata ad una cena con gli amici del dormitorio, per un compleanno. Tra gli invitati c'era anche qualche raro giapponese che ci ha degnati della sua presenza nonostante la maggioranza fosse bianca - strano. I giappi quando non sono in gruppo tra di loro non si sentono a loro agio a quanto pare perchè non ti cagano mai a meno di averlo deciso loro e di essere in netta maggioranza. Questo di solito, ma non sempre- e dunque dicevo, tra gli invitati, un esemplare di rarà molestiade.
Il fenomeno si chiama Masahiro o qualcosa, forse Masaka, che sarebbe del tutto appropriato (Masaka in giapponese significa innanzitutto "ma va la! impossibile! stai scherzando?!"). Sorvolero' sul suo gusto inimitabile nell'abbinamento dei colori, perchè purtroppo per lui c'è di ben piu' grave. Eravamo "in piazza" (la rotary di Takadanobaba, BABA per gli intimi) ad aspettare che tutti arrivassero. Io ero stanca, e indifferente. Seduta su una panchina accanto al festeggiato, che si era gia' tracannato 3 birre prima di venire ma questo è un altro discorso. Inizia ad arrivare un po' di gente tra cui sto Masaqualcosa. Masaqualcosa mi si avvicina e se ne sboccia con:
"Excuse me Miss, may I have the permission to allow myself to ask you whether it is possible to know your name?"
O_o
Io: "Are you serious?"
Il fenomeno purtroppo non scoppia a ridere. Oddio. Era serio.
Eeeeeem mi chiamo Stephanie, e te?
"Oh, I am Masa(qualcosa)".
Mh, si PIACERE.
Poco piu' avanti:
"Would it be possible to know where you are from?"
..na voglia di dirgli なんじゃそりやあ!!英語ってどこで学んだの?!che suona piu' o meno come nanja soriyaaa (che ca**o è?!!) eigotte doko de manandano (e soprattutto, l'inglese dove ca**o l'hai imparato?) ma ero nel mood e ho optato per un piu' raffinato "mmmh, I'm not sure whether it's possible, actually...let me see...." col tizio accanto a me che giocava il gioco e rinforzava con dei "yeah, probably not possible, right.."...Ma Masaqualcosa non desisteva e mi guardava con quella faccia da ca**o (scusate, ce l'ho con lui), con le soppracciglia rialzate e gli occhi spalancati come se la fine del mondo dipendesse dalle mie parole. Gli ho rivelato la mia nazionalità e si è andati avanti a ciarlare di tutto, in gruppo. Io continuavo ad essere stanca, anche un po' innervosita, e molto indifferente. Ad un certo punto non so perchè per come ma ovviamente si parlava di chi si era ubriacato l'altra volta o storie del genere (io non so, non è un gruppo con cui me la giro di solito..). Al che proprio non si sa perchè, ma Masaqualcosa fa un balzo, si rivolge di nuovo nella mia direzione, e alzando le sopracciglia e facendo una mossa da perfetto gay che si scansa i capelli prima di parlare aggiunge, con voce altolocata "Miiss, please don't misunderstand me. I am always a super-sophisticated person, so I don't ever get drunk". Non ti preoccupare, tesoro. Ci penso io. "Where did you learn english?"- (alza le sopracciglia)"Here in Japan"-"So you never went abroad to learn it?"- (Le sopracciglia sono gia' alzate, fa una smorfietta con la bocca "Ehm, no". EHM IT SHOWS SFIGATO!!!!!!!!!!! MA TI SENTI?!?!?
Questa non gliel'ho detta, ma ecco il tipico esempio di persona NEGATA per le lingue. (mo' mi sfogo, e non perchè è un incapace, ma perchè se la mena). E chi lo conosce mi dira' come cavolo faccio ad avere un opinione del genere, visto che nonostante non sia mai uscito dal Giappone sia capace a sostenere una conversazione con madrelingua e non in inglese senza la benchè minima difficoltà...beh il punto è proprio questo. Che lui nonostante sia attorniato da amici stranieri che parlano inglese, e nonstante ci esca e ci passi del tempo, se ne esce comunque con frasi tipo may I allow myself etc che nessuno attorno a lui avra' mai usato. Anche perchè Shakespeare, scusate eh, ma è un po' sorpassato e noi siamo i giovani del 21esimo secolo che quando si devono presentare lo fanno nel polleggio. Hei Masaqualcosa, sveglia! Imparare una lingua significa che dopo il tuo libro di grammatica viene la conversazione col parlante, e li, quello che senti lo devi i--mi--ta--re! E soprattutto, le traduzioni dal giappo, le devi lasciare per--de--re! Therefore, do not ever allow yourself to permit yourself to address me in such a way again! LOL.
E in questa frenetica e a volte insensata vita tokyoita, qualche spazio sano ce lo siamo creati.
Ieri al karaoke ebbene si, signore e signori, abbiamo cantato Azzurro di Celentano (o era Paolo Conte?)
18 avril 2009
Incidenti di percorso
Gli allievi adulti avevano la "facheuse habitude" (abitudine molesta) di accogliermi con un "ah, ma sei solo una studentessa...vero?"
Tra i bambini sui 10 anni che ho avuto per 3 mesi, uno l'altra settimana ha avuto un erezione durante la lezione.
E tra i bambini piu' piccoli che ho avuto oggi per la prima volta una stronzetta ha pensato bene di scrivere - premendo bene- il nome di una compagna sul muro, facendomi rischiare il licenziamento.
Ma sarà poi il caso di smettere?
P.S.
Non c'entra niente, ma mi è tornato in mente che avevo una frase da dedicare alla prof. di due post precedenti. Una frase imparata al corso di grammatica...
誰に対しても、尊敬しないのなら、ただの尊大な人にすぎませんね。
"Se, nei confronti di chiunque, non hai rispetto, non vai oltre all'essere soltanto una persona arrogante".
Sono stanca...!
17 avril 2009
Cose allucinanti in Giappone - sottotitolo: la prof. giapponese che vuoi cosi tanto smontare, che studiare la sua cazzo di lingua acquista un senso
Cari. Oggi c'ho da sfogarmi.
Davvero una cosa allucinante!
Lezione di "espressione scritta" ieri. Siamo andati io e un mio amico francese, che ancora doveva registrarsi a questo corso. L'avevamo scelto perchè la prof. sembrava severa - il che, a fini pedagogici di solito è meglio- e perchè sembrava si potesse imparare qualcosa, oltre a venir corretti uno ad uno. La peculiarità del corso, nello specifico, è che ogni settimana ci viene proposta la lettura di un articolo di giornale sul quale scriveremo un "reaction paper". Peccato che appena siamo entrati abbiamo capito di essere capitati con una schlerotica: la prof., senza neanche salutare, aggred...accoglieva tutti con un simpatico "ma te sei registrato? di un altro corso? da quale corso vieni?" (perchè allo stesso livello esistono piu' corsi per la stessa materia, con programmi e orari diversi- qui le sovrapposizioni le evitano). E va be. Chieda pure se siamo registrati o meno. Il punto è che anche chi non era registrato aveva la possibilità di farlo ieri, ad esempio se il corso in cui stava non gli piaceva e preferiva questo. La prof. pero' sembrava contraria all'idea di accettare nuova gente, e faceva di tutto per dissuaderla. Peccato che l'abbia fatto in un modo da lasciar trasparire un solo fatto: che non rispettava nessuno di noi.
All'inizio non ce ne siamo accorti. Certo, eravamo sorpresi di trovarci a rispondere alla domanda "ma tu fai un corso di ideogrammi?" e di constatare che se la risposta era no, si veniva giudicati negativamente. Caso A: il/la malcapitato/a che non fa nessuno corso di ideogrammi è asiatico/a ---> quasi salvato/a se proviene dalla cina o dalla corea (dove usano/usavano ideogrammi), ma smontato/a se alla -conseguente- domanda "da quant'è che studi giapponese?" risponde solo "1 anno" o "1 anno e mezzo"...a sentirlo la prof. si riassesta sulla sedia, guarda nel vuoto con aria insoddisfatta, sospira e fa, quasi tra sè e sè "ho capito..."..annotando qualcosa su un foglio.
Caso B: il/la malcapitato/a che non fa nessun corso di ideogrammi ha l'altro difetto di essere bianco---> X X X DAME DAME DAME . Sei finito. Sei una merda, non vali niente, dal momento che sei bianco è tuo dovere morale fare un corso di ideogrammi perchè altrimenti non li saprai mai leggere, e comunque, che tu lo faccia o meno sto corso di ideogrammi, si dubita fortemente che tu sia in grado di seguire il corso di espressione scritta con profitto. Non sto scherzando. A un "bianco" che ha dichiarato di non prendere corsi di ideogrammi, la prof. ha chiesto con evidente tedio "di che paese sei?" (= dal tuo aspetto deduco che vieni da un paese dove non si studiano gli ideogrammi, possibile che non fai il corso di ideogrammi allora?), alla risposta "sono americano" lei si è permessa di lanciare la domanda retorica "sei riuscito a leggere l'articolo che ho distribuito settimana scorsa?" con le sopracciglia alte alte e protendendosi con tutto il corpo in avanti per sentire la risposta.
Gelo. Silenzio in classe. Tutti la guardiamo, lei non muta espressione, tutti ci guardiamo per capire se veramente avevamo capito bene la domanda. Tutti i "bianchi" si sentono presi di mira, ovvio. Se siamo riusciti a leggere l'articolo? Il dubbio si insinua..ma questa è idiota o mangia brioches tocciate nei pregiudizi la mattina? O entrambi? E cosa ci fa li' alla cattedra di "insegnamento del giapponese come lingua straniera/L2"????
L'interpellato, che per fortuna non si è lasciato smontare ha riso e ha risposto "si!" tipo "eh certo mica son ritardato". La prof. ripete la scena di prima, cioè, torna indietro sulla sua sedia ma le sopracciglia rimangono alte, fa il tipo verso "heee" tipo "incredibile"...e annota.
La tensione sale. Ma l'interrogatorio non era finito. Alla domanda sugli ideogrammi la nostra eroina pensa di aggiungere "di che livello sono le altre lezioni che prendi?", giusto perchè non era abbastanza dissuasiva e irrispettosa. Ai poveretti che hanno risposto che il loro corso di base era un xxx "5-6" è stato affibbiata l'immagine di "quelli che si devono impegnare piu' degli altri perchè evidentemente se prendono un corso che comprende anche gente del livello 5 sara' che non ce la fanno". Ad una poveretta che aveva fatto qualche errore di grammatica parlando - probabilmente per la tensione o per il nervoso- ha detto davanti a tutti, con atteggiamento e voce da caduta dalle nuvole "sembri debole in grammatica....vero?.....eh si.....da quant'è che studi giapponese?....1 anno e mezzo?...ma in che uni?...da dove in Cina vieni?....ah....eh immaginavo...".
Poi l'interrogatorio si è evoluto verso domande sempre piu'discriminatorie. Al mio amico francese ha chiesto "ti piacciono i manga?" a causa dello stereotipo che hanno i francesi di essere i primi lettori di manga al mondo dopo i giapponesi. Lui ha detto "non particolarmente", lei ha ribattutto "allora preferisci i romanzi?", lui ha risposto "mmm si (nel senso, piu' o meno si puo' dire di si)" e lei "ad esempio?" sempre con quei cazzo di sopraccigli in su.
Com'è possibile che si metta in dubbio tutto quello che dici in questo modo?
A tutti faceva una domanda diversa. A qualcuno è capitato "se diventerai bravo in giapponese, cos'hai intenzione di fare?". Ad una che diceva di voler fare la specialistica ha ribattuto con evidente e maleducatissimo stupore "in giappone?!?!?!"...
La gente che o ti toglie la voglia o te la rida' definitivamente di studiare la sua lingua...
A me ha riso in faccia quanto ho iniziato a spiegare che il mio passaporto era svizzero ma che ero italiana. Stia pur tranquilla che l'ultimo giorno di lezione le esprimero' le mie condoglianze per aver constatato che lei fa parte di quelle persone che non si sono mai fermate a pensare un po' piu' in la sul significato di "identità" e "nazionalità",ma che essendo nata su un isola la si poteva perdonare. Poi quando mi ha chiesto la mia lingua madre e che ho detto francese e italiano, ha fatto "ah parlavate francese prima vero?" riferendosi a me e al mio amico francese e poi, rivolta al mio amico "com'è il suo francese? parla davvero come una madrelingua?"
E come sei tu? Davvero tanto ignorante e arrogante come sembri, oppure peggio?
Sono davvero rimasta allibita...
Tanto piu' che le domande e i commenti che ha fatto, in giapponese risultano estremamente scortesi, estremamente irrispettosi, estremamente minatori e denigratori, molto piu' che in qualsiasi altra lingua, perchè qui da come uno sceglie di parlarti capisci che ruolo/ posizione hai per lui.
07 avril 2009
Note di Viaggio, parte quinta
Il motivo percui l'esperienza è stata un po' cosi cosi' è che questi collezionavano studenti stranieri e gli facevano fare a tutti lo stesso percorso, con notevole tedio: castello di Nagoya, serra a fiori da qualche parte nella campagna (chissa perchè poi!), discussioni infinite sull'europa, da parte loro pero' non mia!..Il secondo giorno ho scoperto che non erano mai stati in svizzera e che mi avevano "scelta" per la mia nazionalità. Poi quando hanno iniziato a chiedermi se fossi impegnata quest'estate ho fatto 2 piu 2..
26 février 2009
Imperdibile
Hanno pensato di usare l'immagine del personaggio "L" per fare la pubblicità delle cicche, ma nel film "L" mangia solo schifezze super dolci. La pubblicità qui nel video gioca su sto fatto...mi fa morire!!!間違えました。
もしもし?
コアラのマチを買ってきてください。
Mi son sbagliato.Pronto?
Vammi a comprare i biscotti al cioccolato a forma di koala per favore
23 février 2009
Lightheartedly
Grazie a uno di loro (giapponese che ama l'Italia) ho potuto guardare stasera il fantastico programma NHK イタリア語会話 (Conversazione di Italiano), una mezzoretta di spirito italiano sottotitolato (parzialmente) in giapponese con tanto di dialoghi naturali tra 3 italiani, dialoghi costruiti apposta attorno a un'espressione (stasera era "che cosa fai nel tempo libero?"), e esercizietti di grammatica, nonchè presentazione di alcuni aspetti della cultura italiana (cucina, musica). Un mio amico (italiano)mi aveva avvisata che c'erano cose dubbie nella sezione cucina (ho sentito di cose orrende tipo "Caprese Veloce", mettiamo mozzarella e pomodoro in mixer ahahahahahahahahahahhahaha) e che l'immagine veicolata qui dell'Italia ogni tanto ero un po' stereotipata, ma cosi' sia...ho trascorso 30 minuti piacevoli, non so perchè!
Sempre legato a questo programma poi c'è il blog di questi 2 tizi che fanno la conversazione di italiano...scritto in giapponese e, a prima vista, piuttosto carino. Aneddoti sulla vita in Giappone, su cosa vi trovano di strano, su come sono le cose in Italia...come il mio blog ma in meglio XD http://lucaleo.cocolog-nifty.com/ Mi sono identificata nella critica allo spreco di sacchetti di plastica per mettere gli ombrelli quando piove, e in alcuni dialoghi tipici italiani (ti dico una cosa ma se di tuo non sei convinto dici 'ma chè stai a di' 'etc).
Ah e nel dialogo costruito del programma televisivo c'era il tizio che diceva "mi piace l'opera", stereotipooooo!!! Se venite in Giappone non stupitevi, vi chiederanno tutti se avete visto la Tosca e se andata alla Scala XD Purtroppo deludo sempre molti nostri ammiratori dicendo che l'opera per la maggior parte piace ai vecchi LOL. Ma se ci penso conosco ben 2 giapponesi che hanno a che fare con l'Italia che sono cantanti lirici..! Comunque torto non hanno, ma è il solito paradosso del "conosco meglio la cultura del tuo paese che quella del mio "...Salvo poi presentare, nella sezione musica, le canzoni di Gianna Nannini, allora forse era meglio alimentare lo stereotipo e presentare la Tosca...