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02 juillet 2011

Le domande stupide esistono eccome.

Già mi vedo come Amélie Nothomb in “Stupeur et tremblements”: ultima ruota del carro in una multinazionale, circondata dai geni, e relegata a svolgere missioni misere fino all'umiliazione, in modo del tutto inaspettato. Ecco la parabola delle persone senza talento in aziende che pullulano di gente brillante!

Venerdì scorso sono andata alla conferenza a cui mi aveva invitata il mio capo – chissà come mai tra l'altro, visto che ero l'unica studentessa. Questa conferenza presentava un formato particolare, nel senso che si trattava più che altro di discussioni in gruppi da dieci persone. In tutto eravamo un centinaio e metà dei partecipanti faceva parte dell'azienda A. dove svolgerò il mio tirocinio. Io, essendo una povera studentessa senza importanza alcuna, mi sono data al fauna-watching nella speranza di determinare il dress-code e poter prevedere cosa comprare nella prossima session di shopping selvaggio per l'abbigliamento da ufficio. Del resto cosa potevo fare d'altro? Ero nella taking-but-not-giving-side, soprattutto perché agli altri, cioé ricercatori, dottorandi, direttori d'aziende di software, direttori di agenzie di traduzione e traduttori freelance, del mio I-still-can-give-something proprio non gliene poteva fregare di meno. Ogni domanda di feedback su una determinata esperienza (di traduzione con l'uso di Google Translate, o di post-edizione) conteneva la parolina “esperienza professionale”, e si dava per scontato, più o meno giustamente, che io di esperienza in generale ne avessi poca, e di professionale nessuna. Così ho ascoltato e guardato. Con gusto.

Ed ho conosciuto il mio capo ed un paio di futuri colleghi : )

Diciamo subito le cose come stanno: il mio capo, M., è il classico genio che splende di luce propria per intelligenza e carisma, ma ha una soglia di tolleranza verso l'idiozia e i tardoni bassissima. E' secoli avanti e pretende che chi non può seguirlo non lo rallenti. In altre parole, è di quelli che ti fanno scompisciare dal ridere, rimanere a bocca aperta per le idee, ma zittire in un attimo se ti azzardi a fare un intervento che non è al 100% geniale, interessante, utile e pertinente. Del resto anche io la penso come la pensa lui probabilmente: le “domande stupide” esistono eccome, e sono gli idioti a farle.
Quindi, parola d'ordine durante il tirocinio? Prudenza e silenzio. E godersi lo spettacolo, perché sembrava veramente di stare a Zelig, quando apriva bocca lui la platea piangeva dal ridere.

Se ora volessi essere onesta vi racconterei anche la figura di merda che sono riuscita a fare.
Massì, ve la racconto: avrete capito che con M. è facile non essere all'altezza. Molto banalmente alla fine della conferenza sono andata a presentarmi, come era giusto che facessi. Siccome però sono socialmente limitata, anziché rispondere al suo “Grazie per essere venuta” con un “Grazie a Lei di avermi invitata”, come avrebbe fatto qualunque persona normale dotata di parola e neuroni, ho sbiascicato qualcosa come “Grazie, bella conferenza”. La conferma del fatto che non era una genialata? La sua reazione: “Beh, certo non poteva dirmi che è stata brutta” (rido ancora...volevo sotterrarmi). Ho tentato di riprendermi con un “Ora no, ma se vuole tra una settimana le mando una mail con quello che penso davvero....” rischiando grosso, ma per fortuna ha riso.
Bello il pirmo incontro, vero? Avrò sicuramente dato un'ottima impressione di me, e per fortuna che è la prima che conta... :S
Già mi vedo con una grossa scritta, “BEWARE! IDIOT”, stampata in fronte...

Insomma, è soprattutto per questo episodio che mi sono resa conto di essere un bersaglio particolarmente facile da colpire a suon di “Alors écoute Stéphanie....prochain week-end, plus de culture et moins de manucure, ok?”. E questa battuta mi piace, non rubatemela :P

Quindi ho deciso di prenderla con molta autoironia. Là dentro sono tutti ingegneri informatici o linguisti computazionali con curriculum spaventosi. E' chiaro che non si aspettano da me di essere brava come loro in quell'ambito. Però potrei anche giocare sul fatto che io non c'entro niente e sono un pesce fuor d'acqua. Ho già in mente di rispondere a chi mi chiede “What is your background ?” con un grande sorriso e “Literature”. In fondo, è vero!

Poi mi sono autoinvestita di una missione segreta: la costante, nell'azienda A., sembra essere che gli uomini si vestono piuttosto male e soprattuto con camicie improbabili. Non dico che sia colpa loro: magari è colpa della moglie, o magari sono talmente presi dalle loro elucubrazioni da geni che non pensano minimamente a come vanno in giro. Però ciò non vuol dire che uno si debba rassegnare a vivere in mezzo agli ingegneri, per giunta mal vestiti. Si può provare a renderli coscienti dei loro limiti in fatto di moda, arrivando vestiti sempre impeccabilmente ad esempio...

Scherzi a parte ora vado a ripassare giapponese perché voglio serivre a qualcosa, non servire il caffè...

20 février 2010

Visita all'ESIT (Ecole Supérieure Interprètes et Traducteurs).


Una settimana fa tornavo da Parigi.
Il mio istinto e la mia ispirazione tenderebbero a farmi continuare con post poetici composti da una foto e un pensiero, ma credo che sia anche interessante per i lettori sapere perché ci sono andata e cosa ci ho fatto. Quindi faccio uno sforzo redazionale, nonostante sia di indole decisamente meno pragmatica, al momento.

A Parigi c'era l'open day della scuola interpreti (d'ora in poi ESIT) a cui ambisco accedere.
Sono soddisfatta di esserci andata, perché ho avuto modo di vedere il posto e la gente, e di capire vagamente meglio alcuni dettagli concreti sulle combinazioni linguistiche e sul livello di giapponese.
Innanzitutto l'ambiente: per nulla da fighetti contrariamente a quel che mi aveva detto un amico.O meglio: l'edificio dell'università in quanto tale non ha nulla di particolare ed è anche abbastanza grigio e nemmeno particolarmente nuovo. (Sorry non dispongo di foto). Insomma non siamo ai livelli di Genève, ma neanche della nuova sede della Presidenza della mia stessa facoltà di lingue se è per quello. La gente che ci gira, per essere gente che studia economia in una delle facoltà considerate più care delle statali di Parigi, è relativamente tranquilla. (L'edificio avrà tipo 6 piani, l'ESIT è al secondo). Paradossalmente le tipe sono molto più tranquille dei ragazzi, alcuni dei quali se la girano a gruppetti di scarpa-seria-col-tacco-pantalone-gessato-cappotto-serio-sciarpa-burberry's-capello-brushato. E sguardo da strafottente finto aristocratico arrogante (il borghese medio a Parigi insomma). Apro una parentesi: al rogo tutti gli stereotipi e i preconcetti "I parigini sono stronzi". Non è per nulla vero, con me sono sempre stati tutti gentili, e comunque non ho avuto per nulla questa impressione. Chiusa parentesi.
Ho avuto modo di parlare con 3 allievi dell'ESIT. Quel che mi ha rassicurata è che sembrano essere flessibili, oltre che attenti alle richieste del mercato. Insomma se hai una combinazione linguistica troppo frequente, ti fanno sapere che non ti conviene neanche iniziare perchè non troverai lavoro se non tra anni. Se invece hai una combinazione originale, richiesta, possono chiudere un occhio su alcuni dettagli. Tipo alcuni aspetti della preparazione al momento dell'esame di ammissione e, eventualmente, il fatto che uno non sappia qual è la sua lingua A e la sua lingua B. Siccome io avrei bisogno della loro indulgenza per entrambe queste cose potete immaginare il mio sollievo. Ho spiegato la mia situazione: francese madrelingua, ma italiano parlato quasi meglio del francese, giapponese in lingua passiva, oltre all'inglese. Molto interessante, hanno commentato. Nessun problema per la confusione francese-italiano, si risolverà all'esame d'ammissione. Ottimo e non scontato avere una lingua B molto forte, sicuramente. Meglio aver francese in A però.
Gli incontri con i professori hanno confermato l'importanza del francese e l'esistenza del mio problema: gente che a forza di vivere all'estero, dimentica la propria lingua madre. Ma è recuperabile, se si agisce subito, ha precisato una prof. Ed è in questo senso che vanno i miei sforzi.
L'altro grosso mio dubbio è il giapponese. Si poteva partecipare ad alcune lezioni e tra queste c'era anche il giapponese. Ovviamente sono andata. Tuttavia hanno fatto solo esercizi dal francese al giapponese, quando ho assistito io, e quindi non ho potuto capire davvero il livello a me necessario, dovendo io fare solo il contrario, cioè dal giapponese al francese (e/o all'italiano).Ho comunque capito quel che facevano a lezione, quel che si diceva...al 90% direi. Per me non basta mai. Sono comunque insoddisfatta, molto, per quel 10%. Ma forse farei meglio a concentrarmi su quel novanta anzichè perdere la calma per il dieci.
Le altre lezioni seguite - Interprétation Simultanée e Simulation de Conférence- mi hanno colpita per l'assenza più totale di teoria. Subito, tutto, pratica. Mi ha colpita anche un professore in particolare, molto carismatico e simpatico. Uno di quei professori che tutti adorano perchè da' voglia di fare.

La scena più buffa - a guardarla da fuori- è stato quando sono andata in bagno prima della lezione di giapponese.
Il bagno si trovava esattamente di fronte all'aula in questione. Perciò, quando mi stavo lavando le mani, è successo che sono entrate due ragazze parlando giapponese, due studentesse dell'ESIT. Urlando "kusai! sugoi kusai!" (Che puzza!). Una di queste si è rivelata essere la ragazza con cui ero entrata in contatto grazie ad un amico. Lei non sa che io sapevo che lei era lei, perché non le avevo più detto nulla.
Per la cronaca a giapponese erano in 4, primo e secondo anno insieme. 2 asiatiche e 2 occidentali, un maschio e una femmina. Ho sentito la ragazza tradurre dal francese al giapponese, ha avuto qualche difficoltà ma parlava perfettamente giapponese, tranne per un accento francese che, personalmente, ho trovato molto forte per essere di una che deve fare l'interprete. Ma l'accento non è una discriminante di bravura, a meno che ostacoli la comprensione.
La professoressa è una donna sulla cinquantina, magra e con grossi occhiali quadrati, con il cognome sia giappo che francese, suppongo sia quindi sposata ad un francese, e parla senza accento alcuno. Ci ha ignorati - noi visitatori- mentre i prof degli altri corsi aperti al pubblico quel giorno hanno tenuto conto di noi in tutti i sensi. E' solo uno dei tanti modi di fare, certo, anche se un po' mi è dispiaciuto. Quel vetro immaginario tra noi e loro quanto meno contribuisce a rafforzare la consapevolezza che per ora almeno siamo ancora in due mondi diversi.

18 novembre 2009

Conferenza Hasegawa e Hirayama

(Riassunto delle mie impressioni e dei miei ricordi.)
Questa volta col contributo della mia coinquilina ho anche le foto, che parlano molto.
Gli incontri del finesettimana scorso erano tutti incentrati sulla metafora dell'uovo: tra la Hasegawa che ha scritto L'uovo infecondo e Hirayama che ha diretto un film di animazione chiamato Egg Man....ma alla fine di uova ben poco si è detto!

Anzitutto la proiezione di Egg Man alla cineteca di Bologna non è andata bene nel senso che il film ad un certo punto si è impallato, per motivi sconosciuti, e nessuno (cioè il tecnico) è riuscito a farlo piu' ripartire. Allora si è guardato un altro film, sempre dello stesso regista, stavolta non di animazione: "Knock Out Girl"ノックオウトガール, di genere non ben definibile. La storia è di una ragazza orfana di entrambi i genitori a cui muore di suicidio anche la sorella. Dopo aver subito anche il trauma di venir cacciata di casa e ripudiata ufficialmente dalla zia che l'aveva cresciuta e dopo aver subito anche ricatti e molestie sessuali da parte del capo sul luogo di lavoro, un giorno - uno dei tanti che va molto male: viene licenziata (dai capi uomini), si ubriaca, si accascia lungo la strada e un uomo le piscia addosso- perde la testa/diventa quella che era davvero/tira fuori tutto quello che aveva ammassato dentro e diventa una sanguinaria combattente che ammazza a colpi di guanti di peluche congilietto rosa bunny solo ed esclusivamente uomini. Fa amicizia con un tatuatore, ma viene abbandonata anche da lui. Etecetera. Solo che nella foga ammazza pure degli innocenti, e alla fine muore anche lei. In estrema sintesi.
A me non è dispiaciuto, soprattutto nei momenti di pungente ironia, cfr. la zia che porta le ceneri della sorella di lei e la sgrida perchè insomma non se ne puo' piu', questo e troppo, e poi cavolo, suicidarsi cosi, il corpo è rimasto la una settimana e pure il gatto ci si era messo a sgraffiare e faceva un tanfo orribile. L'ironia non si coglie? Vabe le immagini e la voce dell'attrice si. Solo che se fai ironia la fai, se no no. Si passava da momenti di critica crudele della società e del mascilismo a momenti "seri" di infervorato esaltato combattimento lei-uomo di turno molto alla manga (immagini e musica e mosse compresi ovviamente). Boh. Decisamente originale...ma forse non un film che lascia un segno.
Ad ogni modo non sono una critica io e la parte interessante era che al regista abbiamo potuto fare domanda all'incontro di sabato. Dalle risposte ricordo di aver pensato soprattutto che mi sarebbe sembrato interessante piu' come scrittore che come regista. Ad ogni modo, un uomo affascinante :P
Con la Hasegawa (qui sotto) invece è proprio il caso di dire che ci siamo tagliati (dalle risate).
Voi immaginate: il racconto suo parla di donne infelici e sole, che per sentire di esistere devono piacere agli uomini e arrivare quasi alla prostituzione (sicuramente all'auto-annullamento) e quant altro ma lei ha l'aspetto di una bimba caduta dalle nuvole. Una tipina magra magra col viso dolce e un po' sognante...la voce quasi inudibile dal quanto è timida. Ma aspettate: non aveva ancora aperto bocca! La tipa ci ha parlato in tutta tranquillità di sue esperienze sentimentsessuali, una cosa incredibile se si pensa che è giapponese e pure in conferenza!Ad un certo punto ha pure detto "un tempo avevo il seno molto piu' prospero al punto che mi sono chiesta se il mio successo e la critica favorevole non fossero dovuti piu' a quello che a quello che scrivevo"!!! Trovo che abbia davvero una personalità che risalta. Ha un non so che...che tipa! Ci ha anche descritto casa sua: molto piccola, fa gli spostamenti dalla sedia con le rotelline, senza alzarsi. : )
E poi si è innamorata del nostro interprete!!

Vabe che anche per noi è diventato dio in terra, tant'è che abbiamo chiesto alla nostra Prof. di Letteratura (che ha coordinato assieme ad altre persone un po' tutto questo) se non ci organizza una conferenza anche con lui...forse al secondo semestre: speriamo!

01 novembre 2009

Incontro con Taguchi Randy (parte 2)

Un'altra domanda è stata la relazione esistente in Antena (l'opera di esordio ndr) tra divinità e specchio, ma non ho affatto afferrato la risposta, nonostante gli appunti presi, quindi lascio perdere questa parte e procedo immediatamente a riassumere, invece, il pensiero della Taguchi sulla psicologia.
In Europa abbiamo avuto Freud, che ha avuto una grandissima influenza. Alla domanda se esista un psicologo con la stessa "portata" in Giappone, la Taguchi ha fatto il nome di Kawai Hayao. Famosissimo e seguitissimo perchè ha sollevato il problema della affidabilità e professionalità degli psicologi e psichiatri: in Giappone basta avere il diploma e si puo' esercitare, e negli ultimi anni il numero di psicologi è letteralmente esploso. Il punto è che, a differenza di un buon chirurugo, che viene immediatamente riconosciuto come tale poichè deve concretamente operare qualcuno e si vedono i risultati, un buon psicologo non puo' venir riconosciuto tale facilmente. Su cosa ci si basa? Sulle cure o sui farmaci che prescrive? Sul risultato? Ma è ben noto che il risultato non è spesso immediato. Ebbene lo psicologo che dice "io ti guariro'" è uno di cui diffidare, mentre probabilmente è piu' bravo colui che invece afferma "ti staro' a fianco tutto il tempo necessario ma è con le tue forze che se ne uscirà".
Per tornare alle influenze sulla psicologia giapponese, bisogna sottolineare che Kawai Hayao, avendo anche studiato in Svizzera diversi anni, ha poi tradotto e reso famoso Jung. Le teorie jung-iane sono, quindi, molto piu' note che quelle di Freud, in Giappone. Per quanto riguarda le influenze sulla Taguchi personalmente, lei afferma di aver letto l'opera omnia di Jung attraverso le traduzioni di Kawai, quando aveva ancora una ventina d'anni, e pare ne sia rimasta positivamente colpita. Fu come una scoperta "wow, esiste una disciplina come la psicologia!". Sui 30 pero' si è allontanata da tutto cio' ed ha cominciato ad interessarsi piu' da vicino alla comprensione del corpo, percio' si è data a sport che permettevano la full immersion nella natura. Ha anche buttato tutti i libri su Jung.
Sui 40' è diventata scrittrice e ha ricomprato i libri su Jung. (Ha commentato "che spreco nè!", ridendo).

Infine, interrogata sul come mai nei sui romanzi le ricerche sul sè fossero sempre corredate da esperienze sessuali, e sul come mai in queste esperienze di solito il rapporto uomo-donna fosse abbastanza negativo, ha risposto che per lei morte e nascita sono stati eventi molto vicini tra loro: nel 95-97 ha perso molti cari e in Giappone ci sono stati diversi eventi tragici, ma nel 98' le è nata una figlia e nel 2000 si è messa a scrivere. Scrivere sul sesso ha fatto parte dell'impulso creativo che le era venuto in quel periodo, senza che le piacesse o meno scrivere su questo argomento in particolare.

Dopodichè l'incontro si è concluso e ci ha ringraziati per aver letto cosi' a fondo le sue opere, altrimenti non avremmo potuto porre le domande che abbiamo fatto; e si augura che continuiamo in questo senso lo studio della cultura giapponese, perchè molte cose i giapponesi stessi non le sanno...

31 octobre 2009

Incontro con Taguchi Randy (parte 1)


Come ci era poi stato annunciato alla fine della conferenza di ieri sera, anche stamattina sarebbe stato possibile proseguire il lavoro con la Taguchi mediante un piccolo incontro presso la libreria Cabral, uno degli enti che ha contribuito ad organizzare il ciclo di conferenze "Bodytracing" di cui faceva parte la conferenza di ieri.
Ovviamente ho partecipato e ne è valsa la pena: oltre alla Taguchi, al suo fedele interprete, la mia prof. di letteratura e il traduttore di cui parlavo, eravamo si e no in una scarsa decina di partecipanti. Difatti ci siamo seduti tutti intorno ad un grande tavolo...! La Taguchi, munita di lavagna, ci ha parlato del 香道 kodo:
In Giappone si da' molta importanza all'udito e all'olfatto, a volte dimenticati, nonchè alle arti marziali quali quella che in Mosaico il nonno di Mimi le insegna. Innanzitutto ci ha fatto notare che nel kanji di 聴くkiku (ascoltare), c'è 耳mimi (orecchio) ma che si usa questo primo ideogramma quando si vuole sottolineare che uno tende l'orecchio, mentre 聞く kiku è piu' generalmente "sentire". Notare che in Giappone si dice
香りをきくascoltare (non sentire) un profumo, oppure 酒の味をきくascoltare (non assaggiare) il sapore del sake. Esiste anche l'espressione 体の声をきく, ascoltare la voce del corpo, ossia il proprio corpo. Andando avanti, il ミmi di 耳mimi ricorda l'acqua e la chiave dell'acqua negli ideogrammi. Vedendo questo katakana di mi, cosa fa venire in mente? 3. Tra l'altro uno dei modi di dire 3 è mitsu. E sembra una battuta ma a forma di 3 si possono disegnare anche le orecchie. Tutto quello che ha a che vedere con l'acqua contiene il mi (池 stagno, 海 mare). Questo esprime una sorta di scambio di energia. Un po' come nel sasso-carta-forbice (?). L'energia li' è stabile e identica all'infinito.
Vi siete mai interrogati sul perchè le stagioni in giapponese si dicono come si dicono?
Bisogna sapere che i nomi delle stagioni non sono stati messi a caso: quando ancora non si usavano gli ideogrammi, i giapponesi attribuivano grande importanza ai suoni, spesso onomatopeici. E infatti è cosi' anche per i nomi delle stagioni [...].
Avete poi mai pensato cosa si ottiene unendo 水acqua e 火fuoco? 神Divinità. E vi siete mai chiesti come mai gli ideogrammi di 神divinità e 紙carta si leggano entrambi allo stesso modo? Ebbene, la carta è fatta dagli alberi, quindi da un essere vivente. Della stessa materia sono fatte le corde che troviamo nei templi, e questo sin dall'Era Jomon. In passato si credeva nel 言霊kotodama, cioè nel fatto che se pronunciavi una parola, essa diventava realtà (se auguravi a qualcuno di morire schiantato, succedeva, e se dicevi il nome di una persona, quella persona diventava tua, e simili e affini). E queste parole si possono scrivere sulla carta. A dare permanenza ai kotodama era il fatto di metterli su carta. La carta diventa divinità. Non solo. Esiste in Giappone il 書道shodo, letteralmente la via della scrittura, ossia l'arte della calligrafia. Per esercitare quest'arte si usavano un pennello, carta e inchiostro. L'inchiostro era ottenuto da carbone (炭sumi), cioè albero bruciato, diluito nell'acqua (notare la ricorrenza degli elementi naturali precedentemente citati ossia 水acqua, 火fuoco e 木albero). Il carbone e l'acqua (= inchiostro) vengono messi sulla carta. Nel caso soprattutto della carta giapponese, essa assorbe e fa evaporare l'acqua. Quindi cio' che avviene è come un corpo che muore: siccome è costituito al 70% da acqua, questa si evapora. Il shodo non è semplicemente scrivere ideogrammi. Quel che vi avviene è lo stesso processo che avviene alla morte di qualcuno. Per questo al nome di quest'arte è stato aggiunto l'ideogramma di via, strada. In tutto questo, a rappresentare il mutamento dell'acqua è il mi. Per tutti questi motivi, ho dato alla protagonista di Mosaico il nome Mimi.
A questo punto potevamo fare domande. Ricollegandomi a tutto cio' che era appena stato detto, ho chiesto chiarimenti ulteriori riguardo al nome della protagonista. Infatti nel romanzo viene spiegato che il nome l'aveva chiamata in quel modo per altri motivi, cioè perchè mi in giapponese puo' significare anche corpo, se stesso. E tra l'altro il passaggio dall'ideogramma di orecchio a quello di corpo è minimo: 耳 身.
Si provi a pensare alla differenza tra vedere e sentire. Gli organi usati sono ovviamente diversi. E qual è la piu' grande differenza tra occhi e orecchie? Che gli occhi hanno le palpebre, le orecchie no. Quindi, quando vogliamo possiamo chiudere gli occhi, e non vedere. Ma non è possibile lo stesso tipo di operazione con l'orecchio. Possiamo sempre sentire. In Giappone esiste una divinità che si chiama Kannon. Si scrive 観音 dove il primo ideogramma è vedere (di turismo ad esempio) e il secondo suono. La divinità Kannon salva tutti perchè ascolta la voce di tutti quelli che stanno male: le orecchie sono sempre aperte, non hanno palpebre. Anche il corpo, come le orecchie, è sempre aperto.
(Continua)

Conferenza con Taguchi Randy

Il trofeo di ieri sera è stato questo:

cioè l'autografo.
E il fatto di aver tutto sommato trovato quel che cercavo: sapere se potevo minimamente pensare di affontare la carriera di interprete, o se era meglio smettere di sognare ad occhi aperti e costruirmi castelli per aria.
La conferenza è iniziata con saluti e soliti convenevoli, in italiano, si vede che l'interprete della Taguchi intanto le interpretava tutto in simultanea, sottovoce (ma il mormorio è comunque stato captato un po' dai microfoni). Poi pero' a prendere la parola per tutto il tempo è stata la Taguchi, e non vi dico come mi sono sentita quando mi sono accorta che a parte alcune parole che mi sfuggivano capivo benissimo il discorso e avrei detto le stesse cose dell'interprete (senonchè in modo meno preciso e calmo). Tra l'altro lo devo contattare, quell'uomo spruzzava professionalità da tutti i pori e non ha vacillato un istante, nonostanze la durata della conferenza, 1ora e mezza abbondante. La prima parte è stata tutta sul Feng Shui, che sembra rivestire una grande importanza agli occhi della Taguchi. Ce ne ha spiegato il funzionamento e le implicazioni, discorso che io sentivo per la prima volta e che è stato rivelatore. Rivelatore perchè come chi di voi ha letto Mosaico sa, ad un certo punto Masaya si rifugia nel fiume sotterrano di Shibuya. La spiegazione delle implicazioni di questo ed altro ci viene data appunto dal Feng Shui. E il punto è che il lettore occidentale che non ha questo background si perde forse tante cose.
Rivelatore anche è stato il fatto che nonostante il traduttore della Taguchi, Gianluca Coci, le abbia chiaramente fatto una domanda in merito alla critica sociale che Mosaico propone del Giappone, ad esempio per quanto riguarda gli hikikomori, lei abbia risposto parlando di tutt altro. Segnale di un abisso culturale, nel modo di pensare e vedere le cose. Perchè noi occidentali dobbiamo tanto focalizzarci sugli hikikomori...? Per fare un paragone brutto malriuscito ma immediato, è come interrogarsi sul problema dei rifiuti di Napoli senza pensare mai alla mafia. Chi se ne intende non ti starà a spiegare dove sono i rifiuti, che fine stanno facendo, di che tipo sono e chi li produce, ma ti parlerà forse di tutt'altro, cioè di mafia etc etc etc.
Le domande poste in tutto sono state 3, nessuna risposta è stata, in apparenza, data: la Taguchi ha avuto un modo di rispondere prettamente giapponese, secondo me. Ossia ci ha fatto l'onore di prenderci per mano e spiegare tutto passo per passo, dalla A alla Z, senza arrivare subito al punto. Alla fine dando l'impressione ad alcuni di non esserci arrivata. Inoltre ho trovato il suo modo di parlare estremamente chiaro, ma non mi riferisco soltanto al contenuto,ma anche al tono della voce, al volume, e all'assenza di colloquialismi e riempitori tipo あの、えと、なんか、なんかこう・・che gli intellettualoidi e gli indecisi usano tanto (come i nostri cioè, cè, come dire, praticamente etc. che pero' in giapponese fanno una pessima impressione).

Passo ad un tentativo di riassunto:
La Taguchi ha voluto introdurci al Feng Shui (フウスイ fuusui*), un modo di pensare antico secondo il quale la distribuzione di correnti di alcuni elementi tali l'acqua ha influenza su un dato luogo. In base a questo si costruiscono case e si dispongono mobili in funzione del Feng Shui. Ad esempio non si dispone un letto con la testiera rivolta a nord perchè orientati a nord dormono i morti, oppure si mette la porta d'entrata a sud-est e i servizi a nord-ovest, mentre non si dovrebbe al secondo piano disporre una camera di letto in corrispondenza di un fornello (o sorgente di "fuoco") al primo piano.
Un altro aspetto è quello che l'acqua è conduttrice di elettricità, e lo scorrere di un fiume è percio' positivo, mentre lo ristagnare no. Collegati con questo elemento sono la posizione della stazione di Shibuya a Shibuya e il fatto che ci sia un fiume sotterraneo.
So che non è chiarissmo, ma non avendo preso appunti del contenuto, non mi ricordo piu' precisamente di cosi'.
Comunque questo discorso sembra essere collegato anche allo sviluppo dei telefonini e quindi delle onde elettromagnetiche: una corrente del genere, anche se minima, ha una cattiva influenza a livello psicologico sul cervello umano, e se crediamo agli insegnamenti del Feng Shui, non propriamente "scientifici" ma antichissimi, tutto sembrerebbe confermarlo.

In risposta a non so piu' quale domanda invece, la Taguchi ha interpretato il crimine commesso nel '97 da un ragazzino adolescente nei confronti di un bambino cosi: il motivo percui il bambino è stato proprio decapitato sembra essere legato al posto in cui il crimine è avvenuto. Infatti a Kobe non solo ci sono grandi terremoti ogni anno, ma anche un alto numero di incidenti abbastanza tragici. Questo dipenderebbe naturalmente da come è fatta li' la terra, facilmente scorrevole (di qui i terremoti). Non mi ricordo come questo fosse collegato alle malattie cosidette mentali, scusate. Il punto interessante che mi è rimasto impresso pero' è quello di spiegare la scelta della decapitazione (singolare per un semplice quattordicenne) seguita anche da esposizione davanti alla scuola come una regressione ad uno stato primitivo dell'uomo. Il ragazzino avrebbe agito cosi', difatti, perchè un tempo i barbari in battaglia decapitavano i loro nemici e costruivano le loro strade con le teste dei loro nemici. Non a caso l'ideogramma di strada道michi è composto anche da capo首kubi. Mentre sto scrivendo mi rendo conto che avrei dovuto prendere appunti...scusatemi ancora.

In risposta all'ultima domanda la Taguchi ha affermato interessarsi molto ai malati mentali e di avere molti amici affetti da tali problemi. Ha pero' sottolineato che la realtà è quella che proviamo...Una sua amica era innamoratissima di Koizumi e sosteneva di parlare al telefono con lui tutti i giorni. Ovviamente questo non era vero, pero' era la sua realtà, la realtà in cui viveva.

*Siccome, controllando poi in rete il significato di Feng Shui ho trovato che letteralmente sarebbe "vento e acqua" suppongo che in ideogrammi venga 風水, ma non sono certa