28 mai 2010

8 e mezzo


Conoscete il film di Fellini che si intitola "8 e mezzo"?
Se lo avete mai visto potete probabilmente capire il mio stato d'animo ora: frastornato e confuso.
Fellini ha fatto un altro affondo colpendo con quello di noi che c'è nei suoi film...
Come non condividere? Ciò che rende le cose infinite è la fedeltà che dimostriamo ad esse, diceva, anche se con altre parole. Oppure felicità è poter essere sinceri con tutti non ferendo nessuno. Ciò che è straordinario è che ognuno possa vivere l'esperienza di un film di Fellini in modo personalissimo e diverso da tutti gli altri senza che per questo l'esperienza di ognuno perda anche solo un po' del suo valore.

Sto per vivere un altro trasloco e lo vivo in modo impercettibilmente diverso dagli altri traslochi che ho fatto e, dopo aver visto 8 e mezzo mi chiedo come lo vivano gli altri che mi stanno attorno.

Mi sento come di fronte a 8 e mezzo. C'è troppo che sta compiendosi, ci sarebbe troppo da dire e alla fine, non dico nulla, smarrita di fronte a...al troppo di vita?

In tutto questo una nota sicuramente positiva è che ho finalmente uno squarcio concreto di un mio ipotetico futuro, una piccola certezza, il che non è mica nulla, oggigiorno..! In pratica sono stata ammessa alla specialistica di traduzione dell'università di Ginevra (ETI). Quindi se all'ESIT le cose non dovessero andare in porto potrei comunque iscrivermi lì...staremo a vedere.

Lunedì parto
.

22 mai 2010

Admissibilité à l'ESIT réussie!

C'est pas que j'aie particulièrement envie d'en parler- étrange- mais il y a une nouveauté que je me dois de rapporter.
J'ai passé l'examen d'admissibilité à l'ESIT (Ecole Supérieure d'Interprètes et Traducteurs) à Paris. Donc, au mois de juillet, j'aurai le fameux oral pour lequel je suis en train de me préparer en faisant de mon mieux.
L'examen d'admissibilité était un QCM qui portait sur la compréhension de 4 textes, 2 en français et 2 en anglais. Les textes français étaient sur le microcrédit et la cultivation du quinoa et les anglais sur le problème du manque de ressources hydriques et la difficulté de se faire une place sur le marché informatique en tant qu'entreprise moyenne.
1h30, 75 questions. C'était exigeant mais faisable. D'ailleurs, environ 200 personnes ont été admises, sur environ 500.
J'ai été très impressionnée par le nombre de candidats. Il y a avait l'amphi 8 de Paris Dauphine complètement plein...à tel point qu'on était assis coude à coude, ce qui n'est pas très sérieux car il n'aurait pas été difficile de jeter un coup d'oeil à coté, devant, en travers et en diagonale. Et ça n'aidait pas la concentration non plus!
Nous avons reçu notre feuille pour marquer les réponses d'abord, et la feuille des questions ensuite. Sous peu les textes également. Un monsieur venait de se lever et de protester sous forme de question rhétorique à propos de la durée réduite du temps alloué, mais j'ai trouvé plus constructif de me pencher immédiatement sur les questions. Cela m'a permis de gagner un temps fou, car alors que je lisais des questions me revenaient, et notamment des expressions dont on demandait le sens n'étaient plus à chercher. Après l'examen j'étais un peu dans le coma à vrai dire...j'avais fait un tel effort de concentration! Mais je suis contente du résultat et dès lundi je commence avec les exercices oraux.
Bon, à vrai dire j'ai aussi des nouvelles pour l'ETI, mais je raffole pas à l'idée de me mettre à décrire les interminables examens qu'ils m'ont fait subir (8 épreuves étalées sur 5 jours) pour ensuite me déclarer non admissible à cause de 0,2 et 0,5 points au dessous de la moyenne...
Je n'ai pas l'air très gaie, c'est sans doute à cause de 3 raisons: j'ai le rhume des foins, il est minuit, et bien qu'admissible je suis loin d'être admise. Donc voici.

20 mai 2010

日本の諺 (その2)

明日は明日の風が吹く

Ashita ha ashita no kaze ga fuku

Rien ne sert de se tracasser pour le lendemain, car on ne peut prédire ce qui se passera.
Non serve a nulla dannarsi l'anima per il domani, perché ciò che succederà è imprevedibile.

19 mai 2010

日本の諺(その1)

足元から鳥が立つ

Ashimoto kara tori ga tatsu

[Comme si] un oiseau s'envolait à mes pieds.
[Come se] un uccello si fosse messo in volo davanti a me.

Rester médusé par un événement inattendu.
Rimanere di sasso per un evento inaspettato.

11 mai 2010

池上彰の学べるニュース

Volevo segnalare un programma televisivo giapponese che mi piace molto: Ikeami Manaberu Niuusu, una specie di talk-show in cui, settimanalmente, viene spiegato un argomento di attualità in modo che anche "i comuni mortali" (la mia prof. dice "gli stupidi e ignoranti") possano capire, quindi un programma particolarmente indicato per chi, se non quella del cervello, ha la barriera della lingua :-)
Qui il sito ufficiale.
Se lo cercate così 学べるニュース 池上彰+動画 in Google, dovrebbero saltarvi fuori link di siti dove vedere delle puntate; altrimenti se ne trovano anche su YouTube.
A me è servito per capire e imparare qualcosa di più su argomenti quali l'educazione/il sistema scolastico dal dopoguerra a oggi (con particolare attenzione al binomio ゆとり教育 e 詰め込み*) e il finanziamento della costruzione di autostrade (difatti il Partito Democratico si è proposto di rendere gratuite le autostrade di tutto il paese).
Interessante, divertente, pedagogico.

*ゆとり教育(yutori kyouiku)= educazione che pone al centro l'individuo - educazione introdotta per imitazione dell'America e del suo "pensiamo con la nostra testa"
詰め込み教育(tsumekomi kyouiku)= educazione basata sulla mera memorizzazione di dati - educazione di stampo tradizionale in Giappone

05 mai 2010

Espressioni figurate: souvent très colorées!

Oggi ho imparato come si dice "dare qualcosa per spacciato/abbandonare ogni speranza/essere irrecuperabile" in giapponese.
E' "さじを投げる". さじ (saji) è letteralmente "cucchiaio", e manco lo sapevo XD (Vabé, in un paese dove si mangia soprattutto con le bacchette sono quasi giustificata, dai...). なげる(nageru) comprensibilmente significa "gettare, buttare".

Immaginiamo tutti orde di giapponesi che lanciano cucchiaini in aria...

E' a questo che servono le espressioni figurate, dopo tutto! Altrimenti non si chiamerebbero così, e non sarebbero così facili da ricordare. Come "ho ben altro da fare" che in francese è "j'ai d'autres chats à fouetter" (letteralmente "ho altri gatti da frustare") e in inglese "I have other fish to fry"...da cui deduciamo che gli italiani sono pragmatici, i francesi sadomasochisti e gli inglesi gastronomi, se mi permettete.

L'occasione di questo arricchimento di vocabolario è stata una traduzione dall'italiano al giapponese che la mia prof. mi ha girata, per disperazione.

Non che io sia più adatta a farla, ma essere madrelingua del testo di partenza aiuta per capire i concetti, qualora (insisto sul termine: la gente che non sa scrivere al mondo sembra essere spaventevolmente tanta) essi siano espressi chiaramente che non è affatto the case in this case.

Ecco.

Buonanotte a tutti :-)

03 mai 2010

Fellini


Ultimamente ho avuto modo di conoscere (non posso certo dire "approfondire le conoscenze" perché erano quasi inesistenti) un po' meglio l'opera di uno dei maggiori registi italiani, Federico Fellini.
Normalmente non avrei dovuto fare eccezione a quel fenomeno per cui gli stranieri ne sanno di più sul nostro paese e la nostra cultura e allo stesso tempo noi ne sappiamo di più sui loro; ma con le arti visive, teatrali e cinematografiche invece non è così: di kabuki non so virtualmente nulla, non ho mai guardato un film di Ozu o Kurosawa per intero e non si può dire che io brilli per conoscenze su correnti artistiche e pittori. Ma allo stesso tempo, dopo aver visto "Le notti di Cabiria", ho iniziato ad alimentare seri dubbi sul fatto che un giapponese possa apprezzare appieno un film di Fellini...
Intendiamoci: lungi da me l'intenzione di alimentare sentimenti di superiorità - in un verso o nell'altro- secondo cui le culture sono inaccessibili ai fruitori non originari dal contesto che la cultura esemplifica/racconta/etc etc. Anzi! Le mie perplessità sono soltanto le seguenti. A fronte di una marea di giapponesi che dichiarano amare l'Italia a quanto pare anche per prodotti della sua cultura quali il canto lirico (lì sì che si applica la regola di cui dicevo all'inizio) e i film di Fellini non posso che meravigliarmi. Ho visto "Le notti di Cabiria", come accennavo, che è in perfetto stile e spirito "romanesco". Immagino che la versione giapponese sia sottotitolata. Se è così, per la velocità dei dialoghi ci starà solo metà di quel che viene detto; e se anche è stato doppiato, come si fa a tradurre rendendone lo spirito?
Ma nell'amare qualcosa senza conoscerne o capirne il vero spirito non c'è - in fondo- nulla di male in sé.
Io sono una totale neofita in fatto di registi italiani del dopoguerra. Domenica sono andata a una visita guidata di una mostra del MAMbo su Fellini per completare le mie lacune. Ho apprezzato moltissimo; l'allestimento era equilibrato, il materiale abbondante e stimolante; e ho imparato parecchie cose.

"La dolce vita", nonostante evochi sin dal titolo un modus vivendi che dovrebbe essermi noto - quello italiano di cui mi vanto di essere fedele conoscitrice- non mi è piaciuto la prima volta che lo vidi, un paio di estati fa. Sarà stato che si moriva dal caldo, sarà stato che eravamo scomodi perchè non c'era divani abbastanza per tutti, sarà che era troppo lungo il film...mi dicevo. Invece ho scoperto che conoscere il contesto mi avrebbe aiutata ad apprezzare questo capolavoro: sapere che ci sono riferimenti a fatti realmente accaduti* avrebbe creato quel legame che lega lo spettatore all'opera con qualcosa di personale e che fa della visione un'esperienza.

Queste che ho appena maldestramente cercato di liberare dalla matassa di pensieri contorti nel mio cervello, sono le riflessioni che mi ha suscitato Fellini con la sua opera in un film e una mostra. Pensate voi a guardare tutti i suoi film...

* Ad esempio il ritrovamento di un pesce gigante sulla spiaggia.
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Tra me, te, e Bologna.

MAMbo, una domenica piovosa, per me di dura consapevolezza che si fa strada, per te chissà - dopo anni ancora non riesco a discernere dove iniziano le tue preoccupazioni e dove lasciano lo spazio ad una voluta ed affettuosa serenità che cerchi di trasmettermi (ma io son cocciuta nella mia risolutezza).
Alle mostre non ci attirano le stesse cose e nonostante la guida illustri gli stessi noi ci spostiamo verso oggetti diversi. Sei così alto che è difficile non vederti; tu invece mi cerchi. Sono dietro di te e vedo che ti volti, prima a destra, poi a sinistra, con lo sguardo stupito, che ti stai chiedendo dov'è fefi? e poi ti volti completamente, mi hai trovata, io ti sorrido pazza dalla gioia ma discreta e tu mi lanci un mezzo sguardo di sollievo e un mezzo di rimprovero.
Io vivo di questi sguardi.

01 mai 2010

Vista da Roppongi Towers


Vista da Roppongi Towers. Una foto di un anno fa di mio padre quando la mia famiglia venne a trovarmi a Tokyo.

30 avril 2010

Un altro countdown.


Questo è il mio ultimo mese a Bologna.
Tra poco un'altra partenza, tra poco una nuova vita di nuovo.

Vi terrò aggiornati. A breve un sunto degli eventi di attualità della prima metà del 2010 in Giappone.

ボローニヤにいるのはこの最後の一ヶ月。
まもなくまた出発だ。また新しい生活のスタート。

新情報あったらすぐお知らせします。そして日本の時事問題についても書くつもりです。

22 avril 2010

Ironia del destino

Ultimamente, essendo abbastanza intrippata con la prossima tappa della mia vita che, mi auguro, sarà l'apprendimento del mestiere di interprete, mi sono un po' documentata sulle possibilità di lavoro.
Ne risulta che il mio profilo, con qualche aggiustamento da arrecarvi negli anni (tipo recuperando il mio tedesco, che appresi da bimba e che è sepolto da qualche parte nel mio cervello), è quello del candidato a trovare lavoro sul mercato privato come freelance e nelle istituzioni europee piuttosto che all'ONU. Per lavorare come "staff member" all'ONU infatti, bisogna avere nella propria combinazione linguistica ben 3 delle lingue ufficiali - Francese, Inglese, Arabo, Russo, Cinese, Spagnolo - e io ne ho soltanto due.
Preso coscienza di dove mi potrebbe portare il mio lavoro, è riemerso il problema della nazionalità, che per lunghi anni è stato un tema per me di grande importanza. E che avevo sepolto per il troppo dolore di avere un passaporto di un paese di cui non so nulla e dove non ho mai vissuto (la Svizzera) e l'identità e il senso di appartenenza ad un altro (l'Italia). Come mai ho riesumato questo argomento doloroso? No, non sono masochista. Perché a quanto pare, nelle istituzioni europee si può lavorare come staff member (cioè avere un contratto di lavoro vero e proprio e non vivere di missioni come fanno i freelance) solo e soltanto se si ha la nazionalità di uno dei 27 paesi membri. Si presume che prima o poi uno nella vita prenda dimora fissa ed eserciti un'attività remunerata stabile che gli possa garantire sicurezza, cosa di cui io, vagabonda, prevedo di aver bisogno più di chi mi invidia una vita passata a scorrazzare tra un continente e l'altro.
Voi capite che io in quanto svizzera che ha sempre anelato a e avuto diritto alla cittadinanza italiana, mi mangio le mani ma appena un pochino.
Quando avevo tentato una domanda di naturalizzazione in virtù del fatto che riempo BEN 2 delle condizioni necessarie e sufficienti per diventare italiana - parentela con una nonna italiana e residenza ininterrotta di oltre 10 anni sul territorio italiano - con mio grande sdegno e disappunto me la si negò perché mi mancava il requisito di essere una lavoratrice che paga le tasse da 3 anni prima della domanda o avere i genitori in tale situazione se si è studenti.
Ironia della sorte: mio padre ha lavorato in Italia e pagato le tasse per tipo 20 anni ma è rimpatriato in Svizzera esattamente 3 anni prima del mio primo ingenuo tentativo di ottenere il passaporto italiano. Io non mi ero mai informata prima, i miei genitori neanche, nessuno poteva sospettarlo. La mia domanda non è stata accolta. Parlo di circa 3, 4 anni fa.
Me ne sono fatta una ragione pensando che non appena sarebbe stato possibile mi sarei messa a lavorare in Italia e dopo i regolamentari 3 anni avrei fatto domanda e poi ottenuto questo benedetto passaporto. Non prendo in considerazione, per una questione di principio e convinzioni mie, l'ipotesi di ottenere la cittadinanza attraverso il matrimonio, e comunque anche lì ci vogliono dai 2 ai 3 anni dalla cerimonia prima di far domanda.

Oggi compro il giornale e vado a leggerlo ai giardini.
E' una bella giornata di sole, si sta bene.
Scopro un articolo sulla naturalizzazione di circa 40'000 stranieri in Italia per il 2009. Scopro 3 fatti rivoltanti.
Innanzitutto in Europa l'Italia è fanalino di coda per questo fenomeno. Su 60'000 domande ne sono state accolte 40'000, mentre in Francia si viaggia sui 140'000 l'anno.
Secondo, per chi pensa di fare il furbo e sposarsi solo per ottenere la cittadinanza è stato varato un "pacchetto sicurezza" che impone di aspettare 2 anni se si vive in Italia 3 se si è all'estero prima di poter fare la richiesta. E' una posizione che condivido, tutto sommato. Peccato che ci sia un lato schifoso a tutto questo: per sposarsi bisogna presentare il permesso di soggiorno.
E in tutto questo ho scoperto che il tempo medio necessario allo stato italiano per analizzare e approvare le domande è di...4 anni, sia nel caso di naturalizzazione per matrimonio che per residenza.

Facendo un paio di conti cosa ne posso dedurre?
Ho ora 24 anni di cui 12 in Italia e una nonna italiana. Prima di diventare italiana, se la legge non cambia, dovrei aspettare, se tutto va bene:
-2 anni prima di laurearmi
-più altri 3 anni dalla laurea ponendo che riesca a trovare subito lavoro e ad esercitarlo in Italia come freelance, il che è molto più facile da scrivere che da fare
-più 4 anni perché la richiesta mi venga approvata
totale: 9 anni. Cioè, in altre parole, se io sono la candidata ideale per un dato tipo di impiego per svolgere il quale mi laureo a 26 anni, potrò pensare di occupare quel posto a partire dai 34 anni circa. E nel frattempo sarò virtualmente costretta/bloccata in Italia nonostante potenzialmente ci potrebbero essere proposte di lavoro più interessanti all'estero.

Non so se sperare in un'adesione della Svizzera all'UE oppure ad un cambio di condizioni di reclutamento in seno alle istituzioni dell'UE stessa, perché la questione della naturalizzazione è decisamente cavillosa, frustrante ed ingiusta.
Del resto, il fatto che gli svizzeri possano lavorare all'UE in quanto freelance sottolinea la loro sostanziale idoneità: se uno fa bene il suo lavoro, ha superato gli esami di accreditamento, ha residenza fissa e paga le imposte in un paese dell'UE e per giunta ha avuto una educazione più europea che svizzera, perché non deve poter lavorare nelle sue istituzioni?

Non avendo più fiducia né speranza nell'Italia spero nell'Europa come luogo dove le cose si fanno intelligentemente.

Ironia del destino? Il mio cognome è italiano.

12 avril 2010

6050

Un chiffre qui n'est plus anodin, pour moi et pour d'autres aspirants interprètes. Car c'est la salle d'interprétation à l'ETI!
Je suis en effet en ce moment à Genève pour les examens d'admission au Master en Interprétation de Conférence et c'est dans la salle 6050 que j'ai passé l'une de mes épreuves. De forme ovale, outre à une table centrale avec micros et des places pour le public avec micro et casques, elle dispose bien évidemment de cabines d'interprétation, exactement 10, illuminées de façon différente selon où leur baies vitrées donnent.
D'y entrer - en plus je ne m'y attendais pas car aucun signe extérieur laissait comprendre de quelle type de salle il s'agissait- ça m'a donné les frissons...

Un numero che ha un significato ormai, per me così come per altri aspiranti interpreti...è l'aula adibita a sala di interpretariato della Scuola Interpreti di Ginevra!
Mi trovo a Ginevra in questo momento infatti per dare gli esami di ammissione al Master di Interpretariato di Conferenza e una delle prove di oggi si è svolta in questa sala numero 6050. Di forma ovale, oltre ad un tavolo al centro con microfoni e ai posti per il pubblico forniti tutti di microfono e cuffie, dispone anche delle cabine per gli interpreti, 10 per l'esattezza, tutte diversamente illuminate a seconda della loro posizione.
Entrarvi - per di più senza aspettarmelo in quanto era impossibile indovinare da fuori di che tipo di aula si trattasse - mi ha fatto venire i brividi...

29 mars 2010

Bologna vista dagli Asinelli


Visto che mi sono laureata sono finalmente potuta salire in cima all'Asinelli, che è la torre più alta di Bologna, in pieno centro di essa. Infatti a Bologna, ridente città universitaria, vanno rispettate una serie di "leggi invisibili per gli universitari" la cui non osservanza comporta infinita sfiga e mancata laurea agli studenti universitari.
La vista è davvero mozzafiato.
In totale ho abitato a Bologna dalla 5a elementare alla 2a media (inclusi) e per 3 anni in due comode rate per l'università. Fanno 6 anni. Mi sembrano molto di più, a volte. E' comunque la cifra maggiore di anni passati in totale in una stessa città (sebbene con indirizzi diversi!) da parte mia. Non detiene però il record di anni consecutivi, che è di Como con il periodo 3a media- 3a liceo inclusi.
Bologna mi mancherà, anche se non la lascerò probabilmente mai veramente.

28 mars 2010

Laurea 卒業式

Per la gioia di tutti, finalmente mi sono laureata!
Questo evento, secondo soltanto al crollo dell'impero romano per il carico di conseguenze che comporta, è stato debitamente festeggiato in questo locale il cui proprietario, come vedete, è stato costretto (non sappiamo come!)da mio padre a cambiare per una sera l'insegna da "Bravo Caffè" in "Brava Peppa" :D
Grazie a tutti!!!

やっと卒業しました
お祝いの一つとして、ご覧の通りこの店の名前が一時的に「BRAVO CAFE」から「BRAVA PEPPA」へ変化されてもらったのです!(店長がお父さんに頼まれたらしい!)。
皆さん、本当にありがとうございました!

25 mars 2010

Tesi di laurea 卒論


Domani (ormai oggi) mi laureo alla triennale con una tesi intitolata "Tre short stories di Hoshi Shinichi: introduzione, traduzione e commento".

L'enciclopedia di civiltà giapponese "Le Japon" dell'editore Louis Frédéric alla voce HOSHI SHIN'ICHI dice: " Scrittore di science-fiction, nato nel 1926 a Tokyo, che introdusse il genere in Giappone dal 1957 con la sua novella intitolata Sekisutora. Scrisse anche opere di altro genere, tra cui una biografia di suo nonno, Koganei Yoshihiko, nel 1974. La maggior parte delle sue opere sono state ampiamente tradotte tante lingue tra cui inglese, tedesco e svedese, ma non ancora in francese."

E nemmeno in italiano,aggiungo, tranne dalla sottoscritta :P

Non sarà stata una tesi totalmente inutile, almeno.
卒論のタイトルは「星新一のショートストリ。三つの作品への紹介、翻訳とコメント」です。

あるフランス製の日本についての百科事典によりますと、星新一の作品とは様々な言語で翻訳されましたが(例えば英語、ドイツ語など)フランス語はまだらしい。

イタリア語では翻訳されていない、私の卒論以外にね。

何かや役に立ったと思えるような卒論だったら嬉しいけどね!

Ce soir, le concert - Stasera, concerto - コンサート


Ce soir aura lieu le concert de la chorale de l'Université de Bologna - dans laquelle je chante - accompagnée de l'orchestre de l'Université de Leipzig. Le directeur de l'orchestre est jeune, talentueux et plein de charme...répéter a été un vrai plaisir! Comme quoi ceux qui nous dirigent peuvent faire la différence...
Au programme, du Schumann et du Brahms.
Voici pour moi des journées bien chargées, puisque ce soir j'ai le concert et demain ma cérémonie de diplôme!

Stasera si terrà il concerto del coro dell'Unibo - in cui canto- accompagnato dall'orchestra universitaria di Lipsia. Il direttore ospite è giovane, bravo e molto carismatico...le prove sono state un vero e proprio piacere, il che sicuramente porterà ad una bella esecuzione!
In programma Schumann (il Requiem für Mignon) e Brahms.
Questi sono per me giorni intensi...stasera concerto e domani laurea!

今夜は私の所属するボローニヤ大学の合唱団とライプツイッヒ大学のオーケストラのコンサートだ。オーケストラがこのコンサートのためにドイツから来てくらたわけ。その指揮者は若くて、上手でとてもカリスマ的な方でリハーサルは本当に楽しかった。コンサートもうまく行くといいな。
やっているのはシュマンとブラムス。
この日々は忙しいな!今夜はコンサート、明日は卒業式!
(Who am I? ;) )

22 mars 2010

独り言


この間はイタリア語でも述べたんですが、今年の受験勉強のおかげですくなくとも私は新聞を読む、ニュースを聞く人になった。隣の人のことも分からない昔の私にとってはかなりの上達で、入学試験を落ちてしまうとしてもこれからもう失わない生活のスタイルというか、生活の習慣が身に付けたような感じしていいことだと思う。ヨッシ!誇りだ。

でも受験勉強のおかげで分かるようになったことというと、弱点もすくなくはありません。日本の時事問題を詳しく細かいことまで理解しようとする努力の結果は、やはり、新しい言葉や表現を学んで身につける楽しさと共に、そんなにたくさん知らない単語があってからこそ凄く不安になるのつらさ。「これでじゃ、受かられるわけない」とか。

不安になるということだけじゃなくて、頭の中で「不安になるべきだよ、バカ、もっと頑張らなくちゃ」までの言葉が浮かんでくる。

確かに自分には厳しい。たまには身が持たない。
この厳しさの程度がおおげさなのか、ちょうどいいのか、自分でもはっきり分からないけどね。。。でも私なりにできるだけの努力したいの。

受かるのかな。

19 mars 2010

Une lesson qui nous vient des japonais: l'avenir du nouveau parti au pouvoir pourrait intéresser les tories.

Les japonais adorent remarquer les ressamblances entre leur pays et l'Angleterre. Les deux occupent des îles situées à l'extrémité d'un continent avec lequel les relations sont parfois compliquées. Les deux sont des monarchies constitutionnelles avec un système parlementaire. Les deux peuples, dit-on, donnent beaucoup d'importance à la tradition, aux bonnes manières, aux jardins bien soignés, et au thé.

La comparaison ne s'étend d'habitude pas jusqu'aux partis politiques. Mais dans la semaine où David Cameron a lancé une campagne électorale avec le slogan “votez pour le changement”, les points en commun sont devenus plus difficiles à ignorer. Le premier ministre japonais, Hatoyama Yukio, a remporté une victoire écrasante en août 2009 grâce à un mantra similaire qui demandait du “changement de régime”. Sa performance au pouvoir suivant l'élection est une lesson a ne pas rater pour les tories.

Après être parvenu a démoniser le gouvernement sous le Parti Libéral-démocrate pour avoir guidé le pays pendant des décennies de gâchis, incompétence et corruption, le Parti Démocrate japonais de Hatoyama a vite dégringolé vers ses propres scandales. Le secrétaire général et stratège électoral principal, Ichiro Ozawa, a été pris dans une enquête sur des financement politiques. Depuis, des irrégularités financières concernant d'autres membres du parti ont été devoilées, et l'image de Hatoyama n'est pas sortie indemne des questionnements sur un héritage de part de la mère, précédamment gardé au secret, de 900 millions de yen. Tout comme Cameron, le premier ministre vient d'un background privilégié et est vu par beaucoup de japonais comme une sorte d'aristocrate.

Les critiques sur le Parti Démocrate japonais (centre-gauche) vont jusqu'à la politique économique, avec la déflation, les révenus qui tombent et une dette nationale qui arrive presque à 200% du PIL qui contribuent à augmenter cette impression que la nation entière s'envase façon GB. Ce n'est pas un hasard, et c'est d'ailleurs très irritant, si la Chine cette année va dépasser le Japon en tant que 2ème économie mondiale.

Parmi les problèmes que les tories pourraient rencontrer si ils prennent le pouvoir en Angleterre, les promesses du nouveau gouvernement de faire passer des réformes de budget, de redonner la priorité aux dépenses publiques, d'introduire des subventions pour les enfants et d'élargir le nombre d'écoles gratuites restent irréalisés et probablement infinanciables. En plus de tout ça, un changement controversé en matière de politique sur l'immigration se profile.

Jusqu'à maintenant, le Japon -cette nation volontairement homogène- a imposé de sévères limitations sur tout afflux d'étrangers. Mais une population vieillissante et une main-d'oeuvre qui fait défaut signifient que le pays a besoin de plus de travailleurs.

Les défenseurs du Parti Démocrate disent que le parti est sincère quand il affirme vouloir aider les gens et éviter que les puissants bureaucrates décident de tout en politique. Mais quelques erreurs au niveau intérieur en plus de la perspective d'un humiliant pas en arrière – ou d'un face à face dangereux- avec les Etats-Unis à cause du problème de relocalisation d'une base militaire à Okinawa ont eu un poids non négligeable sur la position publique du nouveau gouvernement.

A peine 6 mois après l'élection, le taux d'approbation a chuté à environ 40% alors qu'on spécule sur le fait que les partenaires de la coalition pourraient s'envoler et Hatoyama démissionner.

Comme il l'a souvent été le cas en GB dans de circonstances pareilles, le Parti Démocrate dispose d'une grande consolation. Au moment même où il se bat, ses concurrents sont obligés de se confronter, une situation d'opposition bien inhabituelle.

Yoichi Masuzoe, le leader plus populaire du Parti Libéral-Démocrate, a averti cette semaine qu'il pourrait bien former un parti de rupture. L'opinion pense que le Parti Libéral est “le parti bizarre et stupide” maintenant, a-t'il remarqué, et si il ne change pas rapidement il risque de ne plus jamais réussir à regagner du pouvoir. Cameron et les siens espèrent que c'est le même avenir qui guette le labour de Brown après les élections, et viceversa. Le nouveau parti au pouvoir du Japon est en difficulté, et nous promet des problèmes aux urnes en juillet. Mais ses opposants sont même encore plus mal en point.

Traduction d'un article paru sur The Guardian le 5 mars.


15 mars 2010

Challenge 25

チャレンジ25 - Charenji 25, Challenge 25. E' la sfida che si è posto il governo giapponese con l'adozione di un provvedimento per abbassare di 25% rispetto agli anni 90, ed entro il 2020, le emissioni di CO2.
In questo spot televisivo "motivazionale" potete sentire la voce di Hatoyama che dice: "Se non fermiamo ora il riscaldamento globale, l'ambiente della Terra si distruggerà. Per il futuro dei bambini, raccogliamo insieme la sfida di tagliare di più del 25% la CO2".

Serendipity - Ciò che ho imparato finora preparandomi agli esami di ammissione per scuola interpreti.

Sono ormai 4 mesi che mi preparo in modo sistematico per gli esami di ammissione a scuola interpreti e benché solo il futuro mi dirà se saranno serviti a farmi passare gli esami, posso già tirare qualche conclusione positiva.
Quando ho iniziato a pensare di diventare interprete, e che mi sono informata visitando i siti ufficiali delle scuole interpreti, ero una persona che di quello che succedeva nel mondo non sapeva assolutamente nulla. Ero una persona che non si curava neanche di quello che capitava al vicino di casa, figuriamoci la politica e le questioni internazionali! Ora, l'interprete è una figura che per quanto riguarda i requisiti linguistici parla alla perfezione la sua lingua madre, se la cava del tutto egregiamente in una lingua straniera e ne capisce perfettamente un'altra (o due), e che per quanto riguarda gli altri requisiti è sempre informato dell'attualità ed ha doti di analisi del discorso oltre che una grande capacità mnemonica.
Perciò, quando ho letto che per prepararsi agli esami di ammissione bisognava leggere tutti i giorni i quotidiani in tutte le lingue di lavoro, e se possibile confrontare anche il modo in cui un dato argomento veniva trattato in tale e tal altro quotidiano, senza dimenticare di leggere un settimanale a settimana e un mensile al mese in tutte le lingue, ero molto poco fiduciosa nelle mie possibilità di riuscita. Mi sembrava un ostacolo insormontabile. Ogni tanto mi capitava, è vero, di prendere in mano un giornale e leggere. Ma chi ci capiva qualcosa? La politica italiana è sempre stata un macello, e gli articoli benché completi non sono scritti per chi non sa niente: sono inevitabilmente pieni di riferimenti a fatti e persone citati nelle "precedenti puntate". Le prospettive quindi non erano molto rosee.
Ora, da quando sono tornata dal Giappone ho cercato di seguire bene o male l'attualità giapponese, francese, italiana e internazionale. Ho iniziato a leggere davvero i quotidiani tutti i giorni. Grazie al cielo qui a Bologna c'è questo posto meraviglioso che si chiama "Sala Borsa" e che è una biblioteca comunale con tutti i principali quotidiani. I miei preferiti? Le Monde, The International Herald Tribune e The Guardian. Ovviamente leggo anche Repubblica. E ho scoperto che, impegnandosi un po' all'inizio per colmare le lacune, seguire l'attualità non solo è possibile, ma è anche coinvolgente. E' come leggere un romanzo che non finisce mai. Se sei stato un minimo attento, ti ricordi i nomi di tutti i personaggi e di quello che hanno fatto prima.
Sono diventata una che legge le news e capisce un minimo cosa succede nel mondo. E' divertente, e molto gratificante. In un certo senso sono diventata una cittadina migliore, anche se posso votare solo in Svizzera, della cui attualità sono ancora un po' ignorante, per mancanza di tempo di darmi alla lettura pure del Le Temps.
E credo che questo sia positivo. Avevo iniziato a leggere i giornali perché obbligata, ma ci ho preso gusto ed è diventata una specie di igiene di vita. Anche se non dovessi entrare a scuola interpreti, non credo che abbandonerò questa abitudine.
Un'altra cosa. Leggere è un conto, capire è un altro. Allenandomi a fare un paio di traduzioni degli articoli di giornale, oppure semplicemente leggendo con calma e fermandomi per interrogarmi (da sola) su quale sia la traduzione di questa o quest'altra parola dall'italiano al francese, dall'inglese al francese e all'italiano, dal francese all'italiano, non faccio solo esercizio di traduzione, ma faccio esercizio di comprensione e conoscenza. Prima di tradurre bisogna aver capito davvero. Anche perché con due lingue romanze, il rischio di fare italianismi o francesismi che poi in realtà sono vuoti di significato, è altissimo.
Un paio di esempi? In tutto questo tempo ho imparato che globalizzazione non è globalisation bensì mondialisation, che négociation non è negoziazione bensì trattativa, che summit è vertice in italiano, che tangente si traduce con pourcentage e che benché il dizionario dica che emendamento si traduce con amendement, l'uso reale che si fa di questa parola è secondo me basso quindi bisogna stare all'erta e vedere nei giornali francesi che parola viene effettivamente usata, sarà forse modification de la loi. Ad ogni modo quando uno ha davvero capito può spesso cavarsela con una parafrasi, cosa che uno che non ha capito non riesce a fare.
Ho scoperto quindi che anche la traduzione mi piace. Ho scoperto che anche solo diventare un buon interprete in 3 lingue (che io davo per scontate), francese, italiano e inglese, è una cosa non da poco e che se non dovessi entrare alla scuola interpreti con giapponese non sarebbe una tragedia (anche se ovviamente preferisco diventare interprete anche di giapponese).
La scoperta più sconvolgente, però, non ve l'ho detta. E cioè che ho dimenticato la mia lingua madre. E' possibile. Succede. Sì, io il francese lo parlo e lo capisco senza problemi. Ma a forza di vivere in Italia, ho perso alcune sfumature e sottigliezze. Che sto cercando di recuperare, con grandi sforzi e amore per la lingua e il suo buon uso.