28 février 2011

Fil rouge

Il titolo della prima traduzione dal francese vista in classe questo semestre è "Boîte de Pandore".
Il vaso di Pandora sembra perseguitarmi ovunque io vada. Si materializza sotto forma di Facebook, questo strumento del demonio che ti da' l'illusione di avere una vita sociale - o di non poterne fare a meno, pena l'estromissione dai "giri" che contano - ma che alla fine ti fa odiare le persone che (pensi di) conoscere. La mancanza totale di tatto, di considerazione per l'altro vi è talmente palese che chi non se ne accorge e mi chiede perché volevo cancellare l'account mi sembra più fuori dal mondo di me - e ce ne vuole.
Poi Pandora si materializza sotto forma di frammenti di frasi, allusioni nefaste, distillati che sciolgono i miei sogni e li fanno apparire vani: "una tesi sul bilinguismo? E' banale, lo sanno tutti che è uno svantaggio essere bilingui quando si traduce".
Ho già pensato due volte di dover smettere questo Master, perché non sono adatta. Evidentemente non ho ancora trovato la mia strada. E la mia mancanza di obiettività nei miei confronti, che mi ha portata qui, lo confermerebbe. Forse a forza di chiudere un occhio o due ho perso di vista altre possibilità, altre strade di vita.

23 février 2011

Una giornata campale...Travailler d'arrache-pied

Il secondo semestre inizia in quarta.

Non ho ancora visto tutti i corsi che intendo seguire, nè ho definito l'orario, anche se un'idea ormai me la sono fatta, ma so per certo che sto già avendo giornate "campali"...un'espressione che ho imparato ieri mattina alle 9, al corso 2 di traduzione dal francese.

Vorrei scrivere tante cose, perché già ci sarebbe da parlarvi dei miei professori, tra cui il Preside della Facoltà, il divertentissimo e carismatico Lance Hewson, ma devo fare l'auto-revisione della traduzione benevola da consegnare alla fine della settimana, nonché svolgere i compiti da consegnare entro domenica mattina ore 9.

Intanto domani avrò "Ingegneria linguistica"...sono curiosa più di voi di scoprire di cosa si tratta esattamente!
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Le deuxième semestre vient tout juste de commencer, la semaine est à peine entamée, certains cours n'ont même pas eu lieu, et pourtant, je travaille déjà d'arrache-pied.

Pour ce qui concerne la traduction à partir du français, cours 2, la difficulté est montée d'un cran - enfin, moi j'ai plutôt l'impression qu'elle a avalé l'escalier jusqu'au dernier étage... Voici le texte que nous avons à traduire (et moi, à rendre avant dimanche matin 9h00) cette semaine. Intéressant, n'est-ce pas?

Ce matin, j'ai suivi "Théories contemporaines de la traduction", un cours donné par le Doyen, le professeur Lance Hewson, qui est - à sa façon, c'est à dire avec une bonne dose d'ironie - absolument ir-ré-sis-tible. En tant qu'enseignant, cela va de soi ;)

J'aimerais bien m'étaler sur sa rhétorique parfaite et sur toutes les réflexions que nous allons mener ensemble au cours de ce semestre, mais la révision de ma traduction bénévole presse, et les journées passent trop vite, alors il faudra patienter.


Noryoku 2010 日本語能力試験>2010年度からの新試験

Oggi ho ricevuto i tanto attesi risultati del Noryoku Shiken dato a dicembre a Berna.
Mi ero iscritta per il primo livello "N1", che secondo le informazioni ufficiali doveva essere un po' più difficile del vecchio 1Kyu, che avevo passato nel 2009.
Lo scopo dell'operazione era duplice: forzarmi a studiare e ripassare in vista dell'esame, e ottenere anche il certificato della nuova versione dell'esame.
Sono arrivata a dicembre senza aver avuto un attimo per studiare. O meglio: gli attimi ci sono stati di rado, e di sicuro non è in quelle condizioni che avrei potuto impiegare il tempo in modo costruttivo. La mia impossibilità di mettermi a fare giapponese "accademico" "sui libri" è stata tale che ho deciso a novembre di dare l'esame senza studiare, alla fine, per vedere com'era e soprattutto se il mio livello "naturale" era ancora da 1Kyu.

Quello che non potevo sapere, ma che ho capito dando l'esame, è che la nuova versione del test è profondamente diversa da quella vecchia e, a mio senso, più facile: mentre per il temutissimo (a ragione) 1Kyu bisognava in qualche modo memorizzare 2000 ideogrammi con letture e combinazioni, nel nuovo test lo spazio dedicato alla verifica della conoscenza dei kanji è quasi imbarazzante da quanto è esiguo. Altra novità, molta meno grammatica "normativa" e molta più "pratica" attraverso letture di testi in cui questa grammatica è impiegata. Si sono resi conto che farci imparare a memoria 200 formule per lo più antiquate non poteva esserci d'aiuto per leggere i testi accademici. Mentre il livello di difficoltà dell'ascolto mi è sembrato suppergiù uguale, la durata era di ben 1 ora. In compenso la parte di comprensione del testo era difficile, come nel vecchio esame, ma io ero arrugginita e ho fatto fatica addirittura a finirla.
Pensavo però di averlo passato e anzi, ero uscita molto soddisfatta dalla prova, contenta di non essere stata delusa dalla mia stessa prestazione. Arrugginita sì, ma non troppo.
Tanto che non mi sono più preoccupata di questo esame per 2 mesi.
Oggi mi è arrivata la busta. Dalle dimensioni ho capito che l'esito era negativo: quando la busta è in formato A4 significa che contiene il certificato, che in caso di bocciatura è rimpiazzato da una cartolina di notifica dei voti, formato C5 e quindi più piccola.
Pazienza, mi sono detta.
Ho aperto e letto "Not passed".
Ho guardato i punteggi. Una comprensione del testo ai minimi storici, come previsto. Arrugginita al punto giusto, a breve supererò la soglia di non ritorno. Ma grammatica/kanji e ascolto con punteggi alti. Di quanto ho scazzato?


Servivano 100 punti per passare.


Ne ho presi 99.

Certo, la sfortuna è talmente assurda che non me la sono neanche presa.
Significa poi comunque che a studiare potrei passare. Non che abbia bisogno, in fondo, del nuovo certificato, ora che so che quello vecchio vale di più - e presumo che a breve si saprà in giro.

La soddisfazione personale a volte passa anche per la capacità di saperci ridere su...

2010年度の日本語能力試験結果葉書が届いた。
今回試験受けようと思っていたのは二つの目標を達成させたかったからだ。一つ目、試験みたいな目標と締め切りみたいなもんがあると、勉強ができる。日本語の勉強や復習を進んだ方がいいので、試験に登録したら勉強できるはず。二つ目、2010年度から新試験があるから。旧試験は受かったけどね。

が、結局勉強する時間がなくて、勉強せずに受ける事にした。それで本当の「日本語能力」が分かるのね。それも気に入っていた。
受ける時の知らなかったことは、新試験の易しさ。旧試験を受かるには2000字の漢字の読み方などの知識が不可欠だった。大学レベルの本などに使われる文法も、もう使わない文法の知識も不可欠だった。が、今の試験だと、漢字の問題はすごく減った。意味がなくなるほど減った。文法も、知識として問われなくて、実際のテキストの文の読解問題で問われていたと言う形。
相変わらず難しかったのは読解問題だった。聞き取り問題はあんまり変わらなかったかな。問題の長さ以外に(1時間も)。

そういった試験を受けて、もちろん読解問題の練習していたわけないのでそんな上手じゃなかったこと自分でも分かっていたけれども、大体「うまく行ったな」と。

が、不合格だった。

あら、点数は低くないのにと思いながら、合格点を調べて、

100点で受かるって




私の点数見たら...99点だった。



1点で不合格なんて!
今、大学院通っているけれども、あんなにたくさん学校に行っていた私の人生で初めてなんです!
いや、「不合格」はほとんどありません、ピアノ学校と通訳学校の入学試験以外に。

笑った。
バカすぎて、笑うしかなかったね。
大丈夫です。
必ず受からなきゃいけない試験でもなかったから。
それに、本当の能力と言いますと、全然下手じゃないみたいですね。
少しでも勉強すれば受かれる。
難しい旧試験実際に受かったし。
などなど。



なんか、日本語への気持ち変わって来たな。昔必死だったのに...



今も必死なりたい。
でもそれは私のすべてのエネルギーや時間をかかってしまう。

18 février 2011

Risultati esami /Résultats examens/試験の結果

Oggi era il fatidico giorno di ritiro delle buste con gli esiti dei nostri esami in segreteria.
Sì perché qui ti danno i voti tipo pagella - ci manca solo la firma del genitore.
Scherzo: chi non andava a ritirare la busta oggi, la riceve poi via posta. E solo dopo questo lungo processo i voti compaiono anche su internet.

Ad ogni modo ho superato tutti gli esami, e anche con voti buoni, direi sul 5,1 di media.

Sono comunque un po' delusa perché è scomparso dall'orario del secondo semestre uno dei corsi che volevo assolutamente frequentare, "Veille Multilingue", e di conseguenza dovrò ripiegare su un altro insegnamento, cosa che probabilmente mi renderà il martedì pesantissimo, con lezioni dalle 8 alle 16. Spero quantomeno che Veille ricompaia anno prossimo, per poterlo andare a seguire, o che il libro del prof. sia facilmente acquistabile.

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Aujourd'hui je me suis rendue au secrétariat pour aller chercher mes notes. Le système est un peu drôle: soit on récupère son enveloppe, soit on la reçoit, plus tard, par la poste. Pour ceux qui ont mis l'adresse de papa maman, il faut compter sur les bonnes relations avec les parents pour se faire dire les résultats, ou attendre, enfin, qu'ils soient mis en ligne. C'est à l'envers j'ai l'impression, mais enfin bref:
j'ai eu tous mes examens, avec des bonnes notes, environ 5,1 de moyenne je dirais.

Donc je suis satisfaite? Pas tout à fait. Un cours que j'avais hâte de suivre ce semestre vient d'être rayé de l'horaire, pour des raisons inconnues. Il ne sera pas donnée cette année. A cause de ça, je devrai suivre un autre cours, mais comme il n'y a pas 36'000 solutions, ça va faire que mon mardi commencera à 8heures pour se terminer à 16heures. Un horaire un peu pourri... J'espère qu'au moins le cours en question, "Veille multilingue", sera réintroduit l'année prochaine, ou que le livre écrit par le prof. est facile à trouver.
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今日はいよいよ秋学期の試験の結果が出ました。
受けた試験を全部合格!

能力試験の結果はまだだけどな。

春学期は楽しみであるはずだったのに、通いたかった授業が今年はナシということを発見してガッカリしました。
それでも頑張ろうね。

14 février 2011

悪循環。

辛い時はやっぱピアノの音しかで落ちづけられない。朝の2か3時まで、眠くてたまらないまで、聴き続けるの。

そしてパリを歩き回りたくなる。





悩みの解消は難しい。



許されない事を忘れるのも。
時間おいておけば良い。

おけばおくほど、絆が弱くなる。

13 février 2011

Venti-cinque.

Ci siamo quasi. Tra una settimana è il mio 25esimo compleanno.

Non sono per niente contenta di compiere 25 anni. Mi sembrano improvvisamente tantissimi...
Quando ero più giovane, forse sui 19 o 20, mi immaginavo - anzi, mi appariva come cosa ovvia - che a 25 anni sarei stata un'adulta attraente, in forma, realizzata, con lavoro e un monolocale, autosufficiente e indipendente, all'inizio di una promettente carriera e magari anche felicemente fidanzata.
In un certo senso è come se la società in cui vivo attualmente - almeno quella svizzera, ma forse mi sento di dire quella occidentale in generale, anche se è una cattiva generalizzazione - si aspetti da una venticinquenne che sia quantomeno autosufficiente. Ne sono la prova i prezzi dei mezzi di trasporto pubblici e delle assicurazioni private: dai 25 in su, si paga il prezzo pieno, da adulto che lavora e che se lo può permettere.
Io invece cosa sono?
Iscritta al primo anno di traduzione, a un'anno e mezzo dalla laurea, in una filiale i cui sbocchi professionali esistono ma sono difficili da prevedere...quanto tempo mi ci vorrà ancora per diventare la giovane realizzata della mia immaginazione?

10 février 2011

Post examens: vacances, traduction bénévole, réflexions sur Facebook et mes 25 ans

Ca fait longtemps que je n'ai pas écrit, alors que j'ai 2 sujets sur lesquels j'ai envie de réfléchir et que j'aimerais partager qui attendent d'être publiés. Mais par manque de temps - j'ai terminé les examens et je suis partie en vacances en Italie, loin d'internet et des ordinateurs pendant une semaine -, ou par excès de perfectionnisme - le désir de bien écrire et donc d'affronter l'écran blanc lorsque j'aurai les idées claires et quelques "bons plans" retardent finalement les posts qui me tiennent plus à coeur.

Comme toutefois je considère l'écriture un exercice et une thérapie à la fois (sans connotation tragique, mais plutôt en ce sens que c'est une pratique saine) et que vous, mes lecteurs, avez le droit de demander de la régularité donc de l'attractivité à ce blog, me voici en train de synthétiser quelques remarques.

Tout d'abord je n'ai pas disparu, j'ai simplement eu les examens et des vacances.
La session d'examens s'est terminée avec un écrit théorique tout à fait abordable le 31 du mois de janvier. Les résultats seront à aller chercher au Secrétariat le 18 février. Ca fait très école je trouve. Genre, fais signer tes notes à tes parents.
Début février j'ai eu deux nouvelles plutôt...énervantes. Premièrement, je n'ai pas été reçue pour un emploi à temps partiel à l'université pour lequel j'avais postulé, faute de places libres pour les candidats ayant ma combinaison de langues....ben tiens. Un refrain qui commence déjà à me fatiguer. Deuxièmement mon "employeur" m'a stressée et fait pression sur les délais. Il s'agit de la traduction bénévole d'un site web que je dois faire pour une association, en échange de mon nom sur le site (citation en tant que traductrice) et de la création d'une page personnelle. Cet employeur qui n'en est pas un, puisque je ne suis pas payée, a attendu la date prévue de commencement de la traduction que je lui avais annoncée pour m'envoyer un courriel fort peu agréable dont le but, je pense, était de me mettre la pression sur les délais, alors qu'il avait été convenu que, par principe, il n'y en aurait pas eu. Ma maturité émotive a été mise à rude épreuve: je réagis très mal dans ces situations. Heureusement j'ai eu au moins le réflexe de ne pas répondre de suite, et de laisser passer 24 heures. Le jour suivant j'ai été en mesure, de ce fait, de produire une réponse cordiale, posée, mais sèche. Ce qui m'a permis de ne pas me laisser faire, de garder le mandat, et d'obtenir une date-échéance qui convienne à tous.
Comme cette date n'est pas si éloignée, je m'occupe actuellement de la traduction du dit site, ce qui bien sur est intéressant. C'est une bonne expérience de gestion d'un petit mais vrai mandat de travail de A à Z. Et faute de réellement me procurer argent ou emploi que ce soit maintenant ou dans l'avenir (les promesses restent pour l'instant des promesses, alors que je traduis près de 60 pages en arial 11 gratuitement), j'aurai du moins la conscience tranquille quand je serai au chômage et je me demanderai si j'ai tout fait pour trouver du travail comme traductrice indépendante, en faisant du bénévolat et en me créant des relations...je reste réaliste. D'ailleurs, je parierais que le nombre de pages à traduire gratuitement avant de décrocher du travail rémunéré est bien plus haut que ça...
Voici pour les deux nouvelles de début février, qui somme tout et autrement a été une période très agréable (forcément vous me direz, en Italie...).

Dès que je pourrai j'aimerais écrire deux trois choses à propos du fait que j'aurais 25 ans dans 10 jours, anniversaire que je n'ai aucunement envie de fêter. Enfin, quelques considérations sur Facebook et les relations sociales s'imposent aussi. La conclusion, je vous l'anticipe, est que je suis vieille et que j'aime la solitude :P

30 janvier 2011

Traduction argumentée EN/IT

A l'examen de traduction de l'anglais nous avons eu un article du Guardian sur Cancun que je n'arrive pas à retrouver sur le net...Le voici donc:
Per l'esame di traduzione dall'inglese abbiamo avuto un articolo del Guardian sul vertice di Cancun ma non riesco a ritrovarlo sul sito del quotidiano, per cui ve lo ricopio qui:

A surprising success
The Cancun Conference has beaten expectations by producing new, if modest, agreements

Governments today reached an historic deal on climate change that commits all major economies to greenhouse gas cuts. The deal, brokered at international talks in Cancun, has been hailed as restoring faith in the multilateral UN process but will not reduce temperature as much as scientists say is needed, and it pushes many of the most important decisions to future negotiations.

The deal, which took four years of negotiations to reach, should lead to less deforestation, the transfer of clean technology to developing countries and the establishment of a yearly fund to help countries adapt to climate change.

"This is a significant turning point. It's good deal which gives a new sense of momentum to climate change discussions. It clearly says that there should be reductions from developing countries and it takes us forward to a legally-binding treaty", sad Chris Huhne, energy and climate change secretary who has led the UK's negotiating team.

The deal was greeted with strong reservations by environment groups. "With lives on the line, we must now build on this progress. Long term funding must be secured to help vulnerable countries to protect themselves", said Oxfam director Jeremy Hobbs.

The Mexican presidency was roundly praised for its handling of the negotiations. Becky Chacko, director of Climate Change policy for Conservation International said: "The Mexicans have tried very hard to maintain an atmosphere of transparency and inconclusiveness. In Copenhagen, there was a hope that things could get pressed through so you had a situation where there was text being written behind closed doors and not everyone was included in all of the processes... Here, they made sure that everyone was included and that led to a level of consensus that we didn't have last year".

The Guardian, 11 December 2010

Globalement, je suis plus satisfaite de ma traduction de l'anglais que de celle vers le français, ce qui est surprenant si on pense que je suis bilingue français-italien et que pendant le semestre les cours de traduction à partir de l'anglais étaient beaucoup plus durs...comme quoi à l'examen on sait jamais...! Le fait que les langues ne se ressemblent pas aide à se détacher du texte plus rapidement, sans doute...

Sono stata più soddisfatta della mia traduzione dall'inglese che di quella dal francese il che è sorprendente se si pensa che sono bilingue francese-italiano e che le lezioni di traduzione dall'inglese questo semestre erano veramente toste...ma suppongo che il fatto che le lingue non si assomiglino aiuta a distaccarsi dal testo più rapidamente. E insomma, all'esame non si sa mai, ci sono così varianti in gioco...!

25 janvier 2011

Le mythes sur la Suisse

Je vis en Suisse et pourtant, j'ai l'impression de ne pas suffisamment mettre par écrit mes impressions sur ce pays...

En attendant voici quand même des faits très très importants: les mythes sur la Suisse, véritables clefs de lecture...

Les mythes étrangers sur la Suisse (ce que les autres pensent de nous):
1. Tous les suisses parlent 4 langues. Faux. On aimerait bien. Allez demander aux suisses-romands si ils parlent tous allemand et viceversa...il y a une telle rivalité entre les cantons germanophones et francophones, que je n'arrive même pas à imaginer comment un tel mythe a pu naître. La prochaine fois qu'un suisse déclare qu'il parle couramment toutes ses langues nationales, mettez-le à l'épreuve, vous serez pas déçus...
2. L'anglais est une des 4 langues officielles de la Suisse. Archi faux. Les langues nationales sont le français, l'allemand (je dirais plutôt le suisse-allemand dans toutes ses variantes, mais enfin bref), l'italien et le romanche. Les langues officielles utilisées dans l'administration sont FR, DE et IT (cette dernière étant le grand oublié du ménage à trois). Utile à savoir: les suisses sont facilement agacés par les touristes anglophones qui les abordent en anglais et s'étonnent de ne pas être compris/servis en anglais. UK, c'est de l'autre coté de la manche...
3. La Suisse est une multination. Faux, vous avez rien compris. La Suisse est une (con)fédération de cantons qui de plus détiennent la souveraineté et la délèguent à l'Etat fédéral (la devolution anglaise, ou délégation à l'envers). Tous les cantons sont suisses, mais certains sont germanophones, d'autres francophones, et ainsi de suite. En d'autres termes, les suisses-romands ne sont pas français (et ne se sentent pas français) et les suisses-italiens, ou tessinois, ne sont pas italiens (mais il arrive qu'ils se sentent parfois un peu ritals puisqu'il y a eu une lourde immigration italienne dans les années je ne sais plus exactement quoi - bon je déconne, ils sont suisses maintenant).

Vous avez bien rigolé? Vous allez rire encore plus maintenant! Voici les mythes inventés par les suisses sur la Suisse!
1. Ordre, travail et propreté. C'est pas si faux, mais ce n'est qu'une manière de se présenter, une construction qui a été faite à posteriori ...dans quel but? Selon l'élite qui s'est occupée de travailler les mythes suisses dans le XIXème, ces éléments représentaient des point communs qui allaient au delà des divisions.
2. La Suisse, c'est le pays de la tradition humanitaire. Une autre construction a posteriori.
3. "Nous avons toujours voulu être ensemble". La Confédération serait née de la volonté de se "rassembler" des Etats (maintenant cantons) et cela sans guerres ni morts. Faux! On veut vous faire croire qu'on s'aime et que ça a toujours été le cas, mais on est pas si différents du reste du genre humain. L'Histoire vous le prouve une fois de plus...

Finalement, la seule chose à retenir c'est ce petit gag apparemment "fameux": "Les suisses s'entendent bien parce qu'ils ne se comprennent pas" .... :D

24 janvier 2011

Traduction argumentée FR/IT

Ecco il testo che abbiamo dovuto tradurre.

Non sono soddisfatta dell'esito. Avrei dovuto essere più rapida per avere il tempo di rileggermi con calma - ho copiato in bella negli ultimi 15 minuti e consegnato appena per tempo - e soprattutto avrei dovuto essere al corrente dell'argomento. Il fatto che non abbia più seguito l'attualità mi ha penalizzata. Insomma mi odio. Dal secondo semestre cercherò di mettere in pratica i buoni propositi di lettura dei quotidiani...

23 janvier 2011

Exams.

Ca y est! Demain, premier examen de la session ordinaire de janvier.
Je commence à 9h00 par traduction argumentée du français vers l'italien.
J'espère juste d'être en forme, inspirée et concentrée.
Jeudi examen théorique de TAO, vendredi traduction argumentée de l'anglais vers l'italien, lundi prochain examen théorique de politiques linguistiques.
Les résultats, au mois de février seulement, juste avant de recommencer avec le 2ème semestre...

Ci siamo: domani do' il primo esame di questa sessione (e della specialistica). Traduzione dal francese all'italiano.
Posso solo sperare che la parte del mio cervello che gestisce il francese attivo resti un po' rincoglionita e sopita per l'ora, e che la mia prosa italiana sia limpida. Spero anche nella mia concentrazione. Stasera mi darò al ritiro spirituale buddista sotto forma di meditazione e isolamento dal mondo :P

明日は秋学期の最初の試験を受ける.フランス語からイタリア語への翻訳だ。
翻訳の試験だから書いた物の質の良さは
その日の体調や集中力によるわね。
復習はしたけれども。
精神の修養方法について考えるきっかけになるな。
去年の夏、通訳学校の面接を受けた時全然落ちづいていなかったし、集中できるような空気を作る機会もなかったから落ちたと思う。というか、私のせいだけど。ペラペラ喋ることより、どこか静かな場所に一人で頭の中で話すの方が効果的だ。
今回は他人と会話せずに、自分に合わせたステレス解消しましょう。

20 janvier 2011

Buoni propositi e desideri 2011...

...di una traduttrice wannabe:
Diventare una paladina del neoitaliano. Sviluppare il pensiero laterale. Diventare trasparente. Diventare invisibile. Non usare partitivi nè frasi impersonali in italiano solo perché si sta traducendo dal francese. Non usare mai più "questo, qui, adesso" bensì "ciò, in questa sede, in questo momento". Sviluppare un certo fiuto per i propri errori. Diventare paranoica. Controllare ogni parola che si usa in lessici di frequenza, dizionari ed enciclopedie. Interrogarsi sulla collocazione di tutte le parole. Interrogarsi sulla posizione ottimale nella frase di tutti i sintagmi. Non buttare mai giù una frase prima che sia perfetta e prima di aver risolto i dubbi appena citati. Metterci meno di vent'anni a fare una frase perfetta. Non odiare chi scrive male solo perché lo si deve tradurre. Non usare dizionari la cui versione risale a prima del 2012. Non annientare la prossima persona che confonderà traduzione con interpretariato. Non annientare la prossima persona che si meraviglierà del fatto che traduco solo verso la mia lingua madre. Non annientare la prossima persona che dirà "con un vocabolario sono capace anch'io". Mandare curriculum a manetta per avere una vaga speranza di trovare lavoro. Non pensare di diventare una traduttrice letteraria: quella è utopia. Comprare MS Office, Office for Mac e scaricare Open Office per non dover convertire i file incompatibili. Non irritarsi al prossimo italiano che usa l'indicativo al posto del congiuntivo. Non continuare a pensare ai mestieri alternativi e alle diverse strade di vita che si sarebbero potuti intraprendere più facilmente. Rispolverare le conoscenze di latino del liceo nonostante sia una lingua morta solo per usare locuzioni latine a tutto spiano e far piacere alla prof. Non scrivere il blog alla cazzo perché è difficile perdere le cattive abitudini di scrittura.

15 janvier 2011

Ha, que c'est beau, la vie en colocation...!

Mes journées commencent d'habitude avec de petites tâches ménagères imposées de l'extérieur.
Non je ne suis pas femme de ménage: je suis en colocation.
Je devrais les remercier, mes colocataires, il m'inspirent et me donnent plein d'idées meurtrières!
J'ai, grâce à eux, élaboré plusieurs version d'un même message que je voulais leur adresser: Les miettes, ça se ramasse est devenu, dans ma tête, Ramasser vos miettes de la table après le petit déjeuner ça prend 20 secondes...si, si, j'vous assure: c'est moi qui le fait tous les matins, donc je suis bien placée pour le savoir! ou bien Je comprends que pour un étudiant en médecine, une en économie et une autre en psychologie, ça puisse ressembler à un défi, oui, c'est dur de ramasser ses miettes, passer une éponge, bref, laisser le même ordre qu'on a trouvé, et puis, bah!, je vous fais perdre votre temps avec ces considérations sur le respect de l'autre que toute personne bien élevée de plus de 19 ans devrait connaître...

Et ainsi de suite...avec rage, je me demandais pourquoi l'ainée, en l'occurrence moi, devait se taper tout le petit sale boulot et se ramasser des "Tiens, cendrillon" en prime.
J'ai même songé à établir un questionnaire et guide pratique, voire écrire un Ramassage de miettes pour les nuls, voire demander à mon coloc qui fait de la chimie, de la biologie, de l'anatomie, du matin au soir, si il voulait pas aussi passer l'examen Mietologie parce que c'était pas encore top son niveau.

Toutefois je ne suis jamais passée à l'acte. Je n'ai jamais rien dit ou écrit à mes colocs. Que voulez-vous dire à un mec de 20 ans qui vous demande "Elles ont passé les femmes de ménage lundi? Parce que de Noel a début janvier, RIEN DE RIEN, je te dis pas..."? (Oui, car en plus de tout ça, nous avons le luxe d'avoir des femmes de ménage qui passent 1 fois par semaine pour faire le gros...).

Je me contentais donc de me plaindre avec des ami(e)s.

Mais ce matin, je suis passée à l'acte.
Il y a eu le déclic. Le casus belli?
Une plaque à lasagne que j'avais achetée et amenée pour que tout le monde puisse l'utiliser, gisait dans le bac à essuyer la vaisselle, avec une grosse croute de saleté bien en évidence sur un des cotés.

J'ai alors immédiatement mis la plaque sur la table et accompagné cette oeuvre d'art moderne d'un papier avec ce que je pensais.

Je pense que désormais je serai encore plus moquée et appelée Cendrillon, mais qu'à cela n'en tienne, dans 1 an et demi, adieu colocation!, je louerai un studio moi toute seule.

13 janvier 2011

Le mystère de la mousse

Dernièrement j'ai eu deux trois grosses illuminations qui me porteraient vers la rédaction de livres...!
Mais, faute d'idées et de savoir-faire aussi, je suis déjà dans l'impasse: le blocage de l'écrivain.
J'ai le titre et le début, mais pas le développement et la fin...quand on sait que le titre est toujours de dernier!

En tout cas si un jour, par pure chance et accumulation de circonstances invraisemblables l'évènement devait se produire que j'écrive quelque chose (un roman? une histoire romancée?) qui a trait à mes aventures en tant que serveuse, hé bien!, je l'appellerais LE MYSTERE DE LA MOUSSE.

Oui, la mousse du lait. Celle du capuccino.
Quand on en a pas besoin il y en a toujours plein le pot, quand on en a absolument besoin, pas moyen.

08 janvier 2011

Voeux


Della serie meglio tardi che mai...buon 2011 a tutti i miei lettori e amici!
Che quest'anno possa essere ricco di ispirazione in modo da permettermi di continuare a scrivere :)
Quest'anno è l'anno del coniglio a quanto pare...

C'est pas trop tôt, oui je sais...bonne année 2011 à tous mes lecteurs et amis!
J'espère pour ma part que cette année sera riche en évènements qui pourront m'inspirer pour continuer d'écrire ici :)
Sinon, c'est l'année du lapin, apparemment...

もう遅いけれども、あけましておめでとうございます!
今年も宜しくお願いします。
このブログを書き続けて、皆さんにこれからも読んで頂けますように。:)
ちなみに今年はうさぎの年だそうです。


07 janvier 2011

Février 2010

Le ciel est blanc.

Les arbres, sans feuilles et aux fines branches, gris-marron. Leur contour se dessine sur le ciel en lui donnant de la profondeur. Les bâtiments, de toutes les tonalités de gris, ont des volets originaux. Par terre gris aussi. Mais non! Il y a un peu de neige.
Cela donne l'impression de se trouver dans une peinture impressioniste. Taches de gris, taches de blanc, formes familières, une ville qui bouge et qui vit.


Paris.

Montmartre.

05 janvier 2011

[potentiels]métiers

Traductrice. Trop général.
Post-éditrice pour une grande organisation internationale. Concret comme débouché, impossible à cause de ma combinaison de langues.
Traductrice littéraire du japonais à l'italien. Un rêve.

Ecrivain. N'en parlons même pas, mais les idées sont là.

Journaliste? Ce que ça doit être frustrant, dans ce monde politisé.Mais ça inspire des ambitions, comme métier, et donne l'impression d'accomplir une noble tache.
Réviseur de copies. C'est par là qu'on commence.
Chercheuse d'informations (Veille multilingue). Cool, genre espion.

Relations publiques! Une découverte récente qui m'a beaucoup intriguée.
Serveuse dans un resto japonais de classe à Paris. Polyglotte mais pas appréciée à ma juste valeur, certainement.

Prof. d'italien dans une école primaire. Ou privée d'ailleurs. J'adore les gamins.

Prof. tout court. Moins probable, faut trop de diplômes.

Il faut savoir se voir autrement. Voici le début d'une liste non exhaustive des métiers que je pourrais faire un jour, peut-être...ce n'est pas si désespérant que ça, finalement.
Il existe plusieurs combinaisons!

Ecrivain la nuit, serveuse le jour, gagnant 800 euros par mois.
50% veille dans une grosse boite monotone, 50% prof. dans une école quelconque.
Etc.

C'est chic, je me réjouis de savoir...!

03 janvier 2011

普通に役に立たない知識を生かす - Ikasu: vita vs. utile

2011年はアイデアで始まる。

最近よくどうやって日本語と日本文化の知識を生かすことができるのかについて考えていた。
アイデアがあった。
自分のため、西洋人のためじゃなくて、日本人のために何かができるんじゃないかと。
まだ「夢」の状態ですが、「現実」までの道作らなきゃ。
あんな道はないから自分で作るしかないでしょう?

普通に役に立たない知識を生かすのは文学を専門した人の目標であるべきだと思うし。

ちなみにこのブログを書いているのはまもなく3年間になる!


Mon 2011 commence avec une idée.

J'ai beaucoup réfléchi à comment rendre mes connaissances de japonais et de culture japonaise utiles. Car malgré tout, ça n'a rien d'évident, et je n'ai quand même pas l'intention de déménager au Japon pour en faire quelque chose: il y a bien moyen de se rendre utile en Europe?! je me disais.
J'ai donc eu une idée. Un projet de titan, quelque chose qui dépasse le pur passe-temps.
Elle en est au stade du pur rêve; un rêve que j'aimerais bien réaliser.
La réalisation me semble tant difficile que je ne sais pas par où commencer. J'en suis arrivée à conclure que souvent, la route qui mène du rêve à la réalité est à inventer. J'essaierai de la construire moi-même...de plus que je pense que rendre utile des connaissances à priori inutiles devrait être une des vocations des personnes qui ont fait des études dans les lettres, la philo, et ainsi de suite. Non?

D'ailleurs, même si je parle ici de "rendre utile" ou "utiliser" des connaissances, l'idéogramme "ikasu" de l'expression japonaise, langue dans laquelle tout ceci m'est venu à l'esprit en premier, évoque plutôt la vie qu'une conception utilitariste...

[En passant: voici bientôt 3 ans que j'écris ce blog!]

L'anno nuovo inizia con un'idea nuova.

Ho riflettuto molto ultimamente a come usare e rendere utili le mie conoscenze di giapponese e cultura giapponese, visto che per il lavoro ancora non se ne parla e che no ho intenzione di traslocare là solo per sentirmi utile e appagata. Dev'esserci un modo di farne qualcosa anche in Europa, non potevo arrendermi così.
E mi è venuta un'idea. Abbastanza ambiziosa devo dire.
Per ora è allo stato puramente di sogno, un sogno che però ci terrei a realizzare.
Idea ambiziosa e per giunta di difficile realizzazione; ma d'altronde la strada che porta dal sogno alla realtà spesso non esiste e va costruita da sè, no?
E poi penso sia il dovere morale di chi ha fatto studi umanistici trovarsi un nobile scopo da raggiungere con le proprie apparentemente inutili conoscenze...

Che poi ho usato l'espressione "rendere utile/usare una conoscenza" ma la parola giapponese in cui mi è venuto in mente per primo tutto questo, "ikasu", ha come radice l'ideogramma di "vivere".

[E intanto questo mese il blog compie 3 anni :) ]

29 décembre 2010

Le tribolazioni...ma non di una cassiera

Ho sentito dire una volta che esiste un libro famoso, o un blog, che si intitola "Le tribolazioni di una cassiera" e che narra in modo comico il mondo visto dall'altra parte della cassa. Ovviamente sfata i miti legati alla professione spesso denigrata della cassiera e ne rivela le difficoltà, pari a ma diverse da quelle di un qualsiasi impiegato d'ufficio.

Ebbene io è il quinto anno di fila che penso di dovermi mettere a scrivere un libro, o un blog, o qualcosa, intitolato "Le tribolazioni di una cameriera" perché ogni anno a natale e capodanno me ne succedono di ogni e alcuni aneddoti meritano di venir raccolti per iscritto. Sì, perchè oltre a studiare e a fare la cassiera d'estate, lavoro durante le vacanze nel ristorante/albergo di famiglia da, appunto, ben 4 anni interi.

Peccato che non abbia mai scritto nulla finora, primo perché col tempo ci si dimentica di tutto tranne delle proprie figuracce e dei clienti peggiori - come una cinese portataci in taxi una sera d'inverno; il tassista disse "Buona fortuna" e scoprimmo a nostre spese che aveva ragione -, secondo perchè la scrittura è terapeutica e mi aiuterebbe a sfogarmi dopo lunghe serate da 60 coperti di cui 45 merde umane.

Sì, merde umane vi sembrerà esagerato, ma non so come descrivere meglio quegli idioti che gioiscono all'idea di trovare un difetto nel piatto per rimandarlo in cucina il più spesso possibile quando il ristorante è palesemente pieno, affollato e sovraffollato - a volte sembra facciano a gara a chi è più complicato "Sì è che io non mangio la cipolla e in questa salsa c'è della cipolla me lo può rifare? E vorrei anche che non si mettesse il paprika sul bordo del piatto per decorazione perché mi fa starnutire; oh e mi raccomando, che il piatto sia caldo", o a gara di chi rimanda il piatto più spesso in cucina (quando arrivano a 3 capisci dal loro malcelato sorrisino soddisfatto che hanno esultato e sono giunti all'orgasmo)(Sì, c'è gente che gode così).

Gente così disperata che l'unico modo che ha di divertirsi (in vacanza) è rompere i coglioni al prossimo, e farlo con cattiveria, perchè non crediate che mi vengano risparmiate frecciatine, soprattutto dalle mogli, che sono sempre le più oche, indispettite dalla presenza di un'innocente seppur agguerrita cameriera al cospetto dei mariti, ubriachi e molesti. Ciccia, non m'interessa quell'orso, al limite mi interessa la mancia che può sganciare, per il resto te lo lascio, vai scialla.

Ma ci sarebbero molte parole da spendere anche su quelli che in vacanza si annoiano, vecchie coppie di ricconi che non hanno più nulla da dirsi, e che quindi rompono i coglioni al prossimo (ve lo dicevo, è un trend che non passa mai di moda nella ristorazione e negli alberghi). Ad esempio quella coppia che prendeva l'iniziativa di decidere la cottura della carne anche per carni di cui è solo il cuoco a decidere la cottura, salvo poi rimandare tutto in cucina perchè "è troppo poco cotto" senza sapere, chiaramente, che 5 minuti di più e quella carne diventa un pezzo di legno; quella stessa coppia che prendeva una bottiglia di rosso e stava seduta tutta sera fino a mezzanotte a tavola a guardare nel vuoto e finire il vino, senza parlare, con aria indispettita, all'erta per cogliere qualsiasi misfatto o errore del personale, impedendoci di preparare la sala per la colazione perché ne occupavano un tavolo; che è la stessa coppia che in camera faceva apposta di lasciare dei soldi in giro per vedere se la donna delle pulizia li "prendeva" (!), facendo poi finta che si era trattato di mancia - ovviamente la mancia si da' l'ultimo giorno, e non in pieno soggiorno.

Quindi due tipologie di clienti sono mine vaganti, quelli che si annoiano e quelli che si divertono solo spaccando i maroni al prossimo.

Vi sono ben altre 3 tipologie di clienti pericolosi!

I finti snob: non ci credereste, ma spesso non sono i più ricchi ad essere insopportabili, anzi. Spesso coloro che hanno denaro si sono potuti permettere un'educazione e un'istruzione e risultano quindi essere persone civili, che alla peggio ti perdonano le tue mancanze perché loro sono magnanimi - e lasciamo che credano di esserlo. I peggiori sono i frustrati, quelle coppie sulla quarantina con figli, che avrebbero voluto essere ricchi ma che non lo sono e si comportano come pensano che i borghesi si comportino: con la puzza sotto al naso. Come si fa a riconoscerli? Prendono il rosso più scrauso chiedendoti di tenere la bottiglia di sera in sera e ci mettono una settimana a finirla, e fanno finta di intendersene di cucina, rimandando indietro il cibo con pretesti assurdi. E ovviamente sono sempre di Parigi. Mezza Francia è di Parigi centro città. Curioso.

Un'altra categoria insopportabile: i malcontenti. Queste povere creature hanno deciso di non poter essere felici nella vita: sono scazzati e scontenti per definizione e per difetto. Quelli li riconosci già al momento della prenotazione del tavolo.
"Vorremo mangiare qui stasera avete posto?"
-"Ho giusto del posto per 4 vicino al camino!"
-"Ma è un bel tavolo?"

...


- (Fra te e te) "NO FA CAGARE, MA SECONDO TE?!?!!" (al cliente, con una punta di freddezza) "E' l'unico rimasto" (fra te e te) "Se proprio ci tieni a mangiare qui stasera te lo fai andare bene, scassamaroni".
Ovviamente non finisce qui. Siccome sono sempre scontenti non fai a tempo a dargli il menu' che 4 secondi dopo, che tu ti sei voltato ad aprire una bottiglia a quelli del tavolo di fianco, ti fanno un cenno indispettito con la mano, il sopracciglio alzato, una smorfia di sdegno sulla bocca, "Scusi, noi avremmo scelto, possiamo ordinare?".
5 minuti dopo l'ordinazione non fai in tempo a portar loro da bere che già ti reclamano il pane come se li avessi fatti morire di fame. E non appena porti il cibo in tavola lo guardano dall'alto della loro postura ritta ritta, le mani sul tavolo una da una parte del piatto ciascuna, le spalle rigide, come se fosse il più grande schifo che avessero mai visto e non ci fosse da fidarsi. Hai appena fatto in tempo ad augurare loro buon appetito che qualcuno mormora, ma abbastanza forte da farsi sentire "Questo è freddo". Al che alzi i tacchi e ti rassegni: non ci sono più dubbi, farà tutto schifo anche se finiranno il piatto fino all'ultima briciola.

Dulcis in fundo,il gruppo. Mai sottovalutare la portata e la forza di un gruppo. Il gruppo si sposta in branco, ordina in branco e all'inizio fa il simpatico. All'inizio sono tutti amici con tutti (incluso il personale) e tutti hanno una gran voglia di passare una bella serata. Il gruppo si finge tuo complice per meglio segarti le gambe non appena si sentirà "di casa", a suo agio, autorizzato a tutto - e questo succede solitamente già dopo l'antipasto. Il gruppo avrà ordinato litri e fiotti di alcool. Non so se l'alcool sia un pretesto, ma il gruppo inizierà a sbraitarti ordini, anziché chiedere gentilmente qualcosa, come se tu fossi una persona priva del diritto al rispetto, al loro servizio. Il gruppo se ne approfitterà del suo numero per comportarsi in modo prepotente con te, povera cameriera femmina sola. Solitamente è dai gruppi che giungono le prese per il culo pubbliche più sgradevoli - sono così tanti che sono completamente sfacciati, è come se la responsabilità individuale dei propri atti e delle proprie parole svanisse e cedesse il posto a una specie di responsabilità collettiva non assunta da nessuno. Il prossimo? Chissenefrega! Maltrattiamola, la cameriera femmina sola, anche se è gentile e s'impegna, tanto non si può difendere e noi siamo tanti e abbiamo ragione. Il gruppo risveglia istinti preistorici contro cui è difficile combattere, perchè a questi istinti si associa l'effetto dell'alcool e l'effetto del branco di maschi che fanno i galletti per impressionare le femmine. Commoventi. Infine, il gruppo ti terrà mezzora al tavolo per pagare ognuno il suo.

Terrei in una categoria a parte, quasi superiore, i clienti che non sono turisti, sono del posto, del nostro villaggio, ma che mi trattano male perché pensano che io sia una "stupida e semplice cameriera". E che, quando mia madre va al tavolo per chiedere se tutto va bene e se gli è stata presentata la cameriera, sua figlia, cambiano completamente modi nei miei confronti. Interessante no?

Tutti i tipi di clienti che ho appena enumerato sono clienti che ti rovinano la serata - fino ad un certo punto perchè in questo mestiere per sopravvivere è fondamentale riuscire a lasciarsi scivolare di dosso le cose - e la cui portata negativa non può essere annullata che da un tavolo di persone civili e di buon umore: una rarità in questo periodo di feste, non si sa bene perché.

Ma del resto, di fronte a un tavolo di 6 adulti il cui portavoce, un cretino di prima categoria, ti dichiara candidamente "é che noi siamo molto difficili in fatto di cibo", cosa vuoi mai fare?

26 décembre 2010

Héritage nippon - Retaggio giapponese

"NEIGE - Attention à la vitesse" Une des images plus sympathiques du Japon- "NEVE - Attenzione alla velocità". Una delle mie foto preferite del Giappone.


Il parait que mon professeur de traduction s'est offusqué de mon manque d'enthousiasme au moment de la remise du travail de séminaire, pour lequel il m'a publiquement félicitée. Un manque purement imaginaire.
Je n'ai pas eu l'occasion de lui expliquer que je n'exulte pas de mes victoires devant les autres. Ce n'est pas élégant. Et je l'ai appris au Japon. (C'est un peu le code d'honneur des sumos...un sumo qui sait gagner n'exulte pas de sa victoire).

J'ai eu des différends avec ma colocataire. Une de mes copines m'a conseillé de mettre les choses à plat une fois en en discutant face à face. Mais moi je ne veux pas discuter face à face. Comme le dit Amélie Nothomb dans son "Stupeur et Tremblements", "discuter c'est prendre le risque d'envenimer les choses". Et ça aussi ça me vient du Japon.

***

Stando a quanto mi è stato riferito, il mio professore di traduzione non ha apprezzato (o capito) la mia apparente mancanza di entusiasmo al ricevere tanti complimenti per il lavoro di seminario che avevo svolto.
Non ho avuto modo di spiegargli la mia apparente indifferenza. Non si esulta dei propri buoni risultati davanti agli altri: non è elegante. Abitudine nipponica che accolgo in pieno.

C'è stato qualche problema ultimamente con una mia coinquilina. Una mia amica mi ha consigliato di parlarne una volta con lei direttamente, dal vivo. Io invece non ho per nulla voglia di parlarne con la diretta interessata. Sono d'accordo con Amélie Nothomb che nel suo libro autobiografico sulla vita in Giappone dice che "discutere è rischiare di peggiorare la situazione". Altra intima convinzione in diretta dal Paese del Sol Levante.